FILM IN TV – "Dietro lo specchio" di Nicholas Ray

Dietro lo specchioTratto da un articolo apparso sul “New Yorker”, sceneggiato a più mani, il film diventa comunque un affare personale di Nicholas Ray, un altro pendolo che oscilla tra la tenerezza sconfinata e la durezza sconvolgente. Spiazzamenti di uno sguardo, che con un occhio esprime l’amore viscerale per i suoi personaggi, con l’altro affonda nelle pieghe e nelle carni di una società fragile e drogata. Giovedì 24 Rete4 ore 16:40

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BANDO BORSE DI STUDIO IN CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING

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Dietro lo specchioFortemente voluto da James Mason, produttore oltre che interprete, Dietro lo specchio è l’ennesimo affondo di Nicholas Ray nel lato oscuro del mito americano. Al centro della vicenda non più rabbie e fragilità adolescenziali, vite segnate da un destino indomabile, ma un calmo, pacifico insegnante, Ed Avery, marito e padre attento e premuroso, che scopre di avere una rara malattia degenerativa. I medici gli suggeriscono di sottoporsi a una cura sperimentale a base di cortisone. I miglioramenti sono sensibili e in breve tempo Ed può tornare alla famiglia e al lavoro. Ma comincia a dare preoccupanti segni di squilibrio psichico. Il cortisone diventa una vera e propria droga e l’uomo sviluppa un atteggiamento aggressivo, megalomane e paranoico, che arriva a sconvolgere la tranquillità di tutti. Tratto da Ten Feet Tall, un articolo inchiesta di Berton Roueche pubblicato sul “New Yorker”, il film nasce da uno script denso, firmato da Cyril Hume e Richard Maibaum, ma a cui diedero i loro contributi anche il critico Gavin Lambert, il commediografo Clifford Odets, oltre che gli stessi Ray e Mason. Una sceneggiatura a più mani, che Ray, con i suoi colori e le sue ombre, riesce a rendere una creatura completamente sua, un altro lacerante pendolo che oscilla tra la tenerezza sconfinata e la durezza sconvolgente, tra la fragilità della speranza e l’implacabile corso delle cose. Un film che passa, con uno slittamento progressivo e inquietante, dai toni distesi dei primissimi minuti al melodramma, odissea di un uomo che sembra condannato a morte, per sfociare poi nel vero e proprio thriller psicologico, dai toni allucinati e morbosi. Spiazzamenti di uno sguardo, che con un occhio esprime l’amore viscerale per i suoi personaggi sempre in procinto di perdersi, con l’altro affonda nelle pieghe e nelle carni di una società fragile e schizofrenica. Un’America drogata, dove la piccola gente perbene sogna un riscatto nelle promesse illusorie del consumismo e si aggrappa al mito del successo personale. Una provincia cronica che tenta affannosamente di disegnare la sua skyline di grattacieli sospesi sull’orlo del baratro. Ma, dice Ray, prima o poi occorrerà guardare dietro lo specchio, alla radice di questa follia personale e collettiva. O, magari, guardare dritti nello specchio, per accorgersi che la propria immagine di grandezza è stata fatta a pezzi da un vetro in frantumi.

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Titolo originale: Bigger Than Life

Regia: Nicholas Ray

Interpreti: James Mason, Barbara Rush, Walter Matthau, Christopher Olsen

Durata: 95’

Origine: USA, 1956

 

Giovedì 24 su Rete4 ore 16:40

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