Excalibur, di John Boorman

Boorman firma un fantasy puro portando avanti un’indagine sulla complessità umana che aveva iniziato nei suoi film precedenti.

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Come sarebbe stato Il signore degli anelli negli anni ’80, senza l’uso della computer grafica e di effetti speciali mirabolanti? Difficile dirlo; una traccia parziale sussiste però in una delle opere più visionarie di John Boorman, Excalibur, dove non a caso è possibile ritrovare una eco della Terra di Mezzo. Nel 1970, la United Artists affida infatti al regista britannico l’adattamento del romanzo di Tolkien, ma il progetto viene scartato perché troppo costoso. Mentre il film vedrà la luce in versione animata ma incompleta nel 1978 per mano di Ralph Bakshi (il sequel non fu mai realizzato), alcune idee presenti nella sceneggiatura di Boorman sono confluite in Excalibur, che ripercorre le gesta di re Artù e dei cavalieri della Tavola rotonda.

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Dopo essere stato concepito con un atto di lussuria da re Uther, Artù (Nigel Terry) viene dato a mago Merlino (Nicol Williamson) che lo fa allevare da un uomo comune. Una volta cresciuto, il giovane adempie al suo destino estraendo la spada nella roccia e diventando legittimo sovrano del regno: fa costruire la sua reggia a Camelot, dove si sposa con la bella Ginevra (Cherie Lunghi) e si circonda di fidati cavalieri, tra cui Lancillotto (Nicholas Clay). Mexcalibur2a la pace viene scossa dall’arrivo di Morgana (Helen Mirren), sorellastra di Artù, che trama un’oscura vendetta.

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Tratto da La morte di Artù, opera scritta da Thomas Malory nel XV secolo, Excalibur entra di diritto tra le trasposizioni più originali del mito bretone. Boorman firma un fantasy puro impregnando l’immagine di una valenza estetica e simbolica ammaliante. In questo gioca un ruolo primario la fotografia di Alex Thomson che utilizza il colore in maniera dinamica, come veicolo di significati e produttore di senso: il verde, che si riflette sull’acciaio e sull’arma leggendaria, può essere letto in relazione alla natura (“gli spiriti dei boschi e dei torrenti”), alle antiche credenze pagane rappresentate dalla figura di Merlino; l’oro delle nozze e del castello e l’argento delle armature sono espressione di un momento di benessere e di ordine morale; la battaglia finale è descritta invece attraverso i toni freddi del blu da cui emerge un sole rutilante che preannuncia l’inevitabile spargimento di sangue.

Accanto a un flusso narrativo sempre sospeso tra il cosciente e l’irrazionale, la realtà e il misticismo, Boorman porta avanti un’indagine sulla complessità umana che aveva iniziato nei suoi film precedenti, da Duello nel Pacifico a Un tranquillo week-end di paura. I personaexcalibur3ggi di Excalibur incarnano la lotta costante dell’individuo contro vizi e debolezze (il conflitto interiore di Lancillotto) che affiorano dalla superficie “tranquilla” delle acque in un percorso ciclico di vita e morte (il concepimento di Artù e la disfatta del Duca di Cornovaglia mostrati in parallelo) culminante nel ritrovamento del Sacro Graal, fondamento di rinascita spirituale (i fiori che sbocciano al passaggio delle truppe). Al di là del messaggio cristiano, qui solo accennato, il legame profondo che l’eroe moderno ristabilisce è prima di tutto con la natura e con l’io che la abita: l’epico “abbraccio” padre-figlio sulle note dei Carmina Burana sancisce allora il superamento di quella solitudine dell’anima che nemmeno la Sacra magia del fare di Merlino era stata in grado di spezzare.

 

Titolo originale: id.
Regia: John Boorman
Interpreti: Nigel Terry, Nicol Williamson, Helen Mirren, Nicholas Clay, Paul Geoffrey, Robert Addie
Durata: 140’
Origine: USA/Gran Bretagna, 1981
Genere: fantasy

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3 (8 voti)
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