FILM IN TV – Eyes Wide Shut, di Stanley Kubrick

Cos’è Eyes Wide Shut? Sono cadute slavine d’inchiostro sull’ultima opera di Stanley Kubrick completata dopo la sua morte dall’amico Spielberg. Analisi, interpretazioni, letture a volte mirabolanti che al di là della loro giustezza o puntualità hanno mostrato prima di tutto la complessità stessa del film, la sua anarchica ricchezza di significati che non può essere circoscritta o peggio rinchiusa in un unico campo del pensiero; essa va piuttosto attraversata, percepita nella sua essenza quasi intangibile, accettando il paradosso di cui il cinema di Kubrick si fa portatore. Ma da dove nasce questa difficoltà che il critico/spettatore si trova a fronteggiare ricorrendo al suo armamentario filosofico-culturale che inevitabilmente si rivela inadatto o incompleto?

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Una prima risposta, che riprende l’interrogativo ontologico iniziale, è riconducibile proprio alla natura del film: dalla sua uscita Eyes Wide Shut è stato definito un thriller, un film erotico, drammatico. Niente di più sbagliato! Si genera un’aspettativa che viene disattesa, un vizio di forma che è probabilmente alla base della spaccatura di giudizio tra estimatori e detrattori. Si tratta di un discorso ampio che riguarda in toto l’opera di Kubrick: la sua peculiarità è in fondo quella eyes_wide_shut_kubrickdi aver percorso i generi senza mai toccarli, sfiorandoli invece e dandoci l’impressione di essere di fronte a qualcosa di già visto (la guerra in Orizzonti di gloria e in Full Metal Jacket? la fantascienza in 2001? la Storia in Barry Lyndon?); impressione che poco dopo si rivela fuorviante, frutto di uno sguardo – ecco la parola chiave in grado di aprire o chiudere le porte – spesso passivo e decodificato nei confronti del cinema. Lo esprime bene Alice, la protagonista, quando afferma che “milioni di anni di evoluzione” non sono serviti ad abbattere la visione troppo semplificata che si ha dei generi maschile e femminile: “gli uomini lo infilano dovunque possono, ma le donne pensano solo alla famiglia, alla fedeltà e chissà a quali altre cazzate!… Se voi solo sapeste!” Certo è facile ritrovare in questo dialogo una critica al matrimonio come istituzione sociale, al perbenismo come paravento dietro il quale ripararsi soffocando gli istinti, a una vita tediata dalla routine. Ciò che forse non appare scontato è il tentativo di Kubrick di scardinare formule convenienti, accettate e riconosciute.

Prendiamo l’erotismo, per l’appunto: in Eyes Wide Shut l’atto sessuale è privato di qualsiasi carnalità e profondità, ridotto a un mero movimento meccanico di corpi (la sequenza del rituale) o a una consuetudine menzognera (il rapporto tra moglie e marito); in altre parole, esso è peyes_wide_shutercepibile solo in superficie, nelle forme sinuose delle donne che sfilano nude indossando una maschera; oggetto che le rende indistinguibili, e in qualche modo riproducibili, in serie, come merce destinata al consumo fino al suo completo esaurimento (la ragazza forse morta per overdose o la prostituta che ha scoperto di essere positiva all’Hiv). In maniera simile Kubrick sovverte le convenzioni legate al thriller per suggerirci qualcosa di altro: nel film infatti non accade praticamente nulla, gli eventi potrebbero essere riassunti in un paio di righe (servirebbe poi a qualcosa?); il mistero non si esaurisce in un finale risolutorio, da manuale, e la suspense lascia spazio a un immaginario inquietante affastellato da figure infernali che si depositano nella nostra coscienza.

Questo perché a Kubrick interessa esplorare l’inconscio, quelle parti più remote e impervie non raggiungibili da chiunque in quanto nascoste alla vista: l’ossimoro contenuto nel titolo Eyes Wide Shut, volto a creare un’antitesi sensoriale e cognitiva, indica una realtà che sfugge alla consistenza materica, oggettiva, certa; una realtà necessariamente conflittuale e contraddittoria, dove convivono sul medesimo piano concretezza e immaginazione, paura e fascinazioeyes_wide_shut_nicole_kidmanne, attuale e virtuale. Non a caso il dottor Harford riesce ad accedere a questo mondo solo attraverso una maschera, ovvero un medium che gli permette di fruire e interagire con l’ignoto; egli conosce la parola d’ordine per entrare (fidelio), ma non quella per restare (che non esiste): il suo percorso verso la consapevolezza di una natura umana ambigua, la metamorfosi interiore che potrebbe sovvertire la sua esistenza non giungono a compimento (a differenza del Jack Torrance di Shining o del marine Palla di Lardo in Full Metal Jacket). I suoi occhi, che hanno avuto un assaggio di perversione, che sono stati accecati da un buio totale, hanno bisogno ora di chiudersi per spalancarsi nuovamente su un ordine, su un equilibrio seppur compromesso. Ci penserà sua moglie che ha già sbirciato dalla fessura in cui si riversano le ossessioni del marito (l’immagine iterata del rapporto con l’ufficiale) a ricondurre il perturbante nel razionale: “C’è una cosa molto importante che dobbiamo fare il prima possibile, scopare!”

Titolo originale: Iid.
Regia: Stanley Kubrick
Interpreti: Tom Cruise, Nicole Kidman, Sydney Pollack, Marie Richardson
Durata: 153’
Origine: Regno Unito, Stati Uniti 1999
Genere:

Mercoledì 8 febbraio, Studio Universal, ore 21:15