FILM IN TV – Flashdance, di Adrian Lyne

Pittsburgh, 1983. La giovane Alex Owens di giorno si rompe la schiena in fonderia e la notte ha un’altra vita: ama esibirsi nei go-go club, dove da sfogo alla propria abilità di danzatrice in erba. Il suo vero sogno è però entrare in una compagnia di ballo importante. Ci riuscirà? Supersuccesso mediatico e trampolino di lancio per la nuova Hollywood del periodo: Don Simpson e Jerry Bruckheimer sono i produttori, qui per la prima volta in partenariato, poi c’è Adrian Lyne, regista simbolo della drammaturgia pop concomitante, e il futuro sceneggiatore di Basic Instinct, Joe Eszterhas. Flashdance si può a buon titolo definire versione anni Ottanta de La febbre del sabato sera, esattamente perché si impernia su una formula collaudata destituendola di profondità. Nell’irresistibile trazione del riflusso resta a galla Jennifer Beals, ex modella con la faccia tanto contemporanea da risultare senza tempo. Intramontabile la colonna sonora firmata da Giorgio Moroder e Michael Sembello con gli hit globali “Flashdance…What a Feeling” e “Maniac”. Ben quattro controfigure nelle scene di ballo e soprattutto quell’incontro fantasmagorico tra Nanni Moretti e Jennifer Beals, in Caro diario: “… In realtà il mio sogno è sempre stato quello di saper ballare bene… Flashdance si chiamava quel film che mi ha cambiato definitivamente la vita…”.

flashdance3Flashdance ha cambiato la vita a tante persone, nonostante le pesanti stroncature che la pellicola subì alla sua uscita, in particolare dalla critica statunitense. Si potrebbe pensare anche all’emblematico titolo Torno indietro e cambio vita, film del 2015 di Carlo Vanzina, in cui la protagonista prova ad emulare Alex Owens… Ma cosa sarebbe stato se a girarlo fosse stato David Cronenberg o Brian De Palma? Entrambi rifiutarono, per ragioni diverse, ma Cronenberg avrebbe realizzato un altro manifesto del body horror, che focalizzava l’ossessione e il terrore dell’uomo di fronte ai cambiamenti del suo corpo. Ma sarebbe stato capace, in fondo, di appiccicare a una storia apparentemente nera come la pece un lieto fine che faceva a pezzi la retorica americana sui valori e la famiglia. Brian De Palma, invece, avrebbe messo da parte gli omaggi ad Alfred Hitchcock per confezionare una sorta di gangster movie di puro intrattenimento dalle cadenze western, che strizzava l’occhio al grande pubblico e omaggiava il cinema classico di ampio respiro. Uno strepitoso esempio di cinema formalmente impeccabile ma refrattario a qualsiasi freddezza, capace al contrario di emozionare e rimanere scolpito nella memoria dello spettatore grazie a una regia funzionale (anche nei suoi virtuosismi) e a una storia appassionante perfettamente orchestrata.

Flashdance-image-flashdance-36308016-1200-677Flashdance, questo avrebbe potuto essere, anche questo evidentemente, ma resta comunque nell’immaginario collettivo come una nevrotica e ossessiva ricerca del dolore fisico, dell’ostinazione mentale, del sudore che sensualmente scivola sulla pelle, ormai solo pelle… Alex Owens, per certi versi, ricorda Hilary Swank di Million Dollar Baby. Al diavolo i camuffamenti, le realtà immutabili e al diavolo i “veri” che abbattono gli avversari indifesi o girati di spalle. Tutto ciò che accade (o che è stato ormai) davanti ai nostri occhi bagnati non può non accadere: “necessitas inevitabilitatis” del cuore. Play/dance again (un milione di volte) for me, baby… la quiete si blocca al di qua di un vetro appannato che separa l’amaro in bocca e una torta al limone, sprofondati ancora in fondo a una città.

Titolo originale: id.


Regia: Adrian Lyne
Interpreti: Jennifer Beals, Michael Nouri, Lilia Skala, Sunny Johnson, Lee Ving
Durata: 91’
Origine: Usa 1983
Venerdì 15 aprile, ore 21.20, Rai Movie