FILM IN TV – “Fog”, di John Carpenter

FogC'è qualcosa di magico e misterioso che a tanti anni di distanza continua ad avvolgere un film come Fog: è la sua capacità di essere al contempo così straordinariamente materico eppure altrettanto fortemente volatile, libero. D'altra parte, che si sia di fronte a un film perfettamente incanalato su direttrici sempre doppie è cosa facile a dimostrarsi: stringato nei ritmi eppure dilatato nei tempi; film di corpi attoriali eppure veicolato dalla “voce al telefono” di Stevie Wayne; corale nella struttura ma allo stesso tempo isolato in tante microstorie senza passato, da parte di personaggi pennellati con pochi tratti; e, infine, condensato nel prologo che riconduce la maledizione a ludico racconto intorno al fuoco, salvo poi dipanarsi attraverso drammi profondamente umani (l'alcolismo di Padre Malone, la solitudine da madre assente di Stevie) e in una visione tutta politica dell'America quale luogo di sopraffazione ai danni dei più deboli e in nome dell'accumulo del capitale.

 

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Tanta carne al fuoco, insomma, ma che in questo caso riesce a trarre la sua qualità proprio dalla quantità degli elementi e dal loro accostamento: perché crea traiettorie tutte da scoprire e snocciolare in una struttura tutto sommato compatta, che raggiunge in tal modo l'estremo paradosso. Quello di un film aperto alla sperimentazione, ma poi (seguendo diligentemente le regole dell'horror) diretto con mano sicura e indirizzato verso un finale univoco. Di qui l'idea di lavorare sulle variazioni cromatiche (il blu della notte e gli interni spesso virati in tonalità rossastre), sulle impennate improvvise del suono, che si stagliano come improvvise “sporcature” in una partitura musicale per il resto insinuante e soffusa, mentre la nebbia invade progressivamente l'inquadratura, muovendosi come un organismo vivo. E poi c'è il citazionismo cinefilo, evidente sia nelle filiazioni dirette (la “solita” Cosa da un altro mondo, i templari ciechi di Amando De Ossorio de La nave maledetta), quanto nei nomi che strizzano l'occhio a colleghi e amici dello stesso Carpenter (i personaggi si chiamano Nick Castle e Dan O' Bannon), fino al cameo dello stesso regista che porta la radio, “aprendo” di fatto il fronte narrativo.

 

Una volta qualcuno ebbe proprio l'ardire di chiedere al Maestro se quella sua apparizione, così strategica nell'economia narrativa, avesse proprio l'intento di dare un segnale autoriale fonte, di imprimere una direzione ben precisa alla storia, ma lui accolse questa possibile lettura con un sorriso: il cameo era un gioco, all'interno di un film nato proprio con intenti ludici sul genere. Come Mario Bava quando rispondeva ai francesi sulla targa che oscilla all'inizio di Sei donne per l'assassino. E guarda caso, sempre nei minuti iniziali, mentre scorrono ipnotici gli interminabili titoli di testa, troviamo proprio una targa che oscilla, anche qui: il mistero di Fog alla fine è questo, è un enorme gioco con cui un autore si diverte, anche se poi è talmente bravo che le sue immagini si stagliano potenti sullo schermo e raccontano una storia molto precisa nelle parti, capace perciò di essere allo stesso tempo evanescente eppure così concreta rispetto al genere messo in campo e alla realtà che dalla nebbia emerge nel suo cuore più nero.

FILM IN TV – "Fog", di John Carpenter

Hal Holbrook in uns scena di The Fog"Le 11 e 55, tra poco sarà mezzanotte, c'è tempo per un'altra storia. L'ultima storia prima delle 12, tra cinque minuti sarà il 21 di Aprile. 100 anni fa in questo stesso giorno, il 21 Aprile, nelle acque che bagnano Antonio Bay, un piccolo veliero si dirigeva verso terra. Tutto d'un tratto nella notte oscura calò una fitta nebbia…"

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Inizia così il racconto di un vecchio pescatore che narra ad alcuni bambini la leggenda, risalente a cento anni prima, di un vascello capitanato da Blake.
Il Capitano Blake e la sua compagnia di lebbrosi decidono di creare una colonia poco lontano dalla cittadina di Antonio Bay e stipulano un accordo con sei personaggi del posto, stabilendo l’ora e il luogo di attracco, ma l'idea di convivere una colonia di lebbrosi non sorride ai sei fondatori della città che sono invece attirati dal tesoro che Blake porta con sé sulla nave Elizabeth Dane.
I sei cospiratori decidono di tradire il Capitano e, approfittando di una fitta nebbia, accendono il falò di segnalazione nel posto sbagliato, indirizzando così la nave contro gli scogli.
A cento anni di distanza, gli abitanti di Antonio Bay sono pronti a festeggiare i loro padri fondatori ma parallelamente si susseguono dei strani fenomeni come l'orribile morte dell'intero equipaggio di un peschereccio completamente avvolto dalla nebbia e questo è solo l'inizio di una serie di omicidi, ma c'è una persona che è a conoscenza dell'orribile segreto ed è in grado di fermare i delitti, Padre Malone.
La misteriosa nebbia contiene i fantasmi ingiustamente uccisi che hanno aspettato il centenario della cittadina per farvi ritorno e per compiere la loro vendetta.
The Fog è una delle pellicole più sofferte all’interno della filmografia del regista, infatti a lavoro ultimato il prodotto non piacque né ai produttori né a Carpenter stesso il quale per primo si accorse che The Fog così concepito non funzionava. Decise di aggiungere nuove scene per migliorarlo e se il film all'uscita non ottenne molte critiche positive, si rivelò invece un buon successo commerciale.
Carpenter conferma il suo talento visionario nonostante occasionali esitazioni e oltre a essere un film horror, The Fog è anche una delle più classiche ghost story come lo dimostra la sequenza iniziale di John Houseman che racconta ai bambini nel cuore della notte su di una spiaggia, illuminata da un focolare, la triste maledizione di Antonio Bay.
La colonna sonora è firmata dallo stesso regista e si adatta perfettamente alle inquadrature suggestive e all'immaginario che suscita nella visione dello spettatore.
Questa pellicola ha avuto anche un remake nel 2005, The Fog – Nebbia assassina, ed è liberamente ispirato alla sceneggiatura originale di Carpenter e Hill.

 

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Titolo originale: The Fog?

Regia: John Carpenter?

Cast: ?Adrienne Barbeau, Jamie Lee Curtis, Janet Leigh, Hal Holbrook

Durata: 91'?

Origine: USA 1980?

Venerdì 25 febbraio, Steel, 22.55