FILM IN TV – "Fuoco assassino", di Ron Howard

backdraft - fuoco assassinoBrian McCaffrey (William Baldwin) è appena tornato a Chicago dall’accademia per seguire le orme del padre, pompiere eroico e morto in servizio quando lui era ancora bambino. Si ritrova controvoglia nella stessa squadra del fratello Stephen (Kurt Russell), con cui aveva perso ogni contatto negli ultimi anni. Il rude apprendistato imposto dal veterano fratello maggiore esaspera l’antagonismo fra i due, finché Brian non decide di lasciare. Finirà per dedicarsi alle indagini su una serie di incendi dolosi su cui sta investigando l’ex pompiere Shadow (Robert De Niro) e che coinvolgono la squadra del fratello.
 
Fuoco Assassino nasce come una sorta di canto epico per il corpo dei pompieri, veri e propri eroi “non celebrati”, come recita la copertina di Life più volte mostrata durante il film. Su questo argomento oggi è impossibile non volgere il pensiero all’undici settembre, evento che fra le altre cose ha ricollocato al centro dell’immaginario americano l’eroismo quotidiano dei firemen, uomini il cui mestiere comporta il rischio della vita per salvarne altre. Non a caso negli Stati Uniti è stato un grande successo – e continua a esserlo – Rescue Me, serial tv dedicato alla vita di tutti i giorni dei pompieri di New York, sempre all’ombra dell'incubo del 9/11.
 
Se gli ingredienti degli anni 2000 sono realismo, camera a mano, narrazione seriale, al tempo del film di Ron Howard l’industria spettacolare americana aveva formati diversi, decisamente più rigidi. Le due ore e dieci di Fuoco Assassino ci consegnano un oggetto turgido, rigonfio di eventi, personaggi e situazioni e al contempo levigato nello stile delle sue back draftriprese impeccabili. Del resto va da sé che i primissimi anni novanta non potevano che essere il proseguimento degli ottanta (con mezzi magari leggermente superiori); anzi, forse rappresentano l’apogeo di una certa estetica. L’immagine di Kurt Russell che trae un bimbo da un incendio, ripreso frontalmente col teleobbiettivo, in ralenti e in controluce, ne è un esempio sfrontatamente lampante. Siamo in effetti di fronte a un impianto filmico retorico a tutti i livelli, dagli acuti solenni del registro più celebrativo (si vedano le esequie finali), al ricorso ai vari cliché del caso: i politici corrotti, il cameratismo rude ma leale, il novellino entusiasta che ci rimane…
 
Fuoco Assassino accusa dunque tutti i limiti di un cinema didascalico fino all’esasperazione, ma è anche arricchito da un desiderio sincero di entrare nell’intimità dei personaggi, di esplorarli a tutto campo. Regista di volti e sentimenti più che di corpi, Ron Howard firma un film quasi tutto al maschile ma non necessariamente virile, dove la lacrima non è trattenuta, e dove è centrale la risoluzione delle incomprensioni familiari. Al netto della retorica, quello che davvero rimane nella memoria è la straordinaria rappresentazione dell’antagonista: il fuoco. Scegliendo di non concentrarsi su un vero e proprio “cattivo”, ma di personificare il fuoco stesso, il film riesce a caricare questo elemento di un alone inquietante, una specie di malevolenza metafisica. E quando gli lascia prendere il sopravvento nelle grandi scene degli incendi, ci regala sequenze spettacolari ancora potentissime, girate in impossibili set infuocati, ammirevoli esemplari di una tecnica dell’effetto speciale giunta all’apice delle sue capacità un attimo prima del passaggio verso il digitale.
 
Titolo originale: Backdraft
Regia: Ron Howard
Intrerpreti: William Baldwin, Kurt Russell, Scott Glenn, Robert De Niro, Donald Sutherland, Jennifer Jason Leigh, Rebecca De Mornay, Jason Gedrick
Durata: 135'
Origine: Usa
Giovedì 24 ore 23:20 Premium Energy