FILM IN TV – I cavalieri del Nord Ovest, di John Ford

Premio Oscar per la fotografia a colori nel 1950, rappresenta uno dei capisaldi della trilogia militarista fordiana, tra Il massacro di Fort Apache (1948) e Rio Bravo (1950). Gli indiani del Nord-Ovest vogliono muovere guerra e il Settimo Cavalleggeri è pronto a difendersi. Il capitano Brittles tenta in tutti i modi di evitare lo scontro e riesce a privare gli indiani dei loro cavalli, rendendo impossibile gli attacchi. Ancora una volta, una rivisitazione della frontiera, celata tra gli scontri e le battaglie, in cui si scopre un John Wayne vedovo, capace di commuovere ai piedi della lapide di sua moglie. Paesaggi, canzoni popolari, amicizie incorruttibili, tutto questo è John Ford. Nathan Brittles dovrebbe andare in pensione, per sopraggiunti limiti di età, ma ancora una volta dimostrerà che gli anni non contano, e pur fallendo l’ultima sua missione, quella di scortare la nipote del comandante alla più vicina stazione della diligenza per allontanarla dagli imminenti attacchi pellerossa, saprà essere determinante e riscattarsi totalmente, scongiurando lo scontro finale , prima provando con una pacifica mediazione e poi con un astuto e proverbiale colpo di coda, capace di lasciare inermi gli indiani, ormai pronti all’attacco. In fondo, arriverà non solo il meritato tripudio, ma anche l’insperata promozione di grado, firmata direttamente dal Presidente degli Stati Uniti. Per John Ford il presente cinematografico è il purgatorio, non il perpetuo travestimento del paradiso. C’è l’idealizzazione della vecchiaia, credendo a un grande futuro quando anche il cinema saprà indicare la strada da un regno all’altro, in ascesa, necessariamente. Bisogna farlo, non dirlo. John Ford non ha mai consumato chiacchiere, negli ultimi tempi si è fatto ancora più pessimista e amaro: un eroe sempre più solo e così sempre più unico, che sulla comunità non ha lasciato pesare mai il suo isolamento, semmai la fine della politica dei giusti.

john wayne i cavalieri del nord ovestQuando vedi un film di John Ford, vedi il di fuori inglobare il di dentro, anche quando è meno epico e più tragico e tende a disegnare spazi chiusi, apparentemente senza tempo né movimenti reali. Neanche stavolta la sensazione è che il cielo sia più esteso della terra, che solo un’idea di movimento ci guidi tra le riconfinate distese. Il cinema pulsa, si espande e si contrae a ritmo dell’inclusione e non separazione, si piega e raccoglie il sogno americano, nient’altro che un sogno, un sussulto di potenza accresciuta, dato che adesso ingloba il disincanto e la delezione. Ancora una volta espressione di una comunità pronta a farsi certe illusioni su se stessa. Il lieto fine è tra i più tragici inizi di una “ragione pura” che molesta l’illusione vitale, illusione realista più vera della pura verità. Ford è il traditore denunciatore perché sembra che smetta di illudersi. In realtà, sogghigna e come sempre non si accontenta di ristabilire l’ordine episodicamente minacciato: il suo cinema non è un cerchio perfetto, ma una spirale in cui la situazione d’arrivo differisce dalla situazione di partenza. Ford ha inseguito un sogno senza mai mitizzarlo e dilatandolo nella realtà sofferente fino a farci perdere in essa. Cinema d’autorità visiva che non mortifica la ragione delle parole e della retorica, ma la eleva, contestandole l’onnicomprensività, l’autosufficienza. Altri tempi, altri spazi, ma sempre, come oggi, un’ambigua morale: ogni tanto si deve e si può essere allegramente amorali con la macchina da presa. Di solito, però, prima di muoverla, è meglio pensarci bene, e Ford è stato sempre il più veloce del west…

 

Titolo originale: She Wore a Yellow Ribbon
Regia: John Ford

Interpreti: John Wayne, Joanne Dru, Ben Johnson, Harry Carey jr.
Durata: 103’
Origine: Usa 1949

Genere: Western

Mercoledì 22 giugno, Rai Movie, ore 12:15