FILM IN TV – I duellanti, di Ridley Scott

Scott coglie perfettamente lo spirito ossessivo dell’opera di Conrad e debutta con un film-culto che sarà preso a modello di riferimento da generazioni di cineasti. Domani, ore 11.20, Sky Cult

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La guerra è l’oppio dei popoli? A volere prendere alla lettera il racconto breve Il duello di Joseph Conrad sembrerebbe proprio di sì. L’irrazionalità e la follia nascoste nel cuore di tenebra umano sono il motivo di un conflitto permanente che da personale diventa collettivo. Ridley Scott coglie perfettamente lo spirito ossessivo dell’opera di Conrad e debutta con un film-culto che sarà preso a modello di riferimento da generazioni di cineasti. I duellanti si fa subito notare al festival di Cannes del 1977 dove il nostro Roberto Rossellini, Presidente di giuria, gli assegna il premio per la migliore opera prima. La storia di due ussari napoleonici che si rincorrono in un duello d’onore iniziato per futili motivi, abbraccia circa un ventennio (dal 1800 al 1820) e si svolge parallelamente alla ascesa e caduta di Napoleone Bonaparte. Da una parte Gabriel Feraud (Harvey Keitel) appartenente a una famiglia di umili origini e fedelissimo a Napoleone, dall’altra l’aristocratico Armand d’Hubert (Keith Carradine) che mantiene un atteggiamento critico verso l’autorità.

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keith carradine e harvey keitel in i duellantiRidley Scott ha come punto di riferimento Barry Lyndon di Stanley Kubrick ma se ne discosta macroscopicamente sia nella scelta narrativa (il racconto si spezza attraverso i diversi duelli), sia nella messa in scena spartana che deve fare di necessità virtù (solo 900.000 dollari di budget). Si sopperisce alla mancanza di mezzi con grande inventiva: le scene degli interni sono attraversate da fasci di luce che squarciano l’oscurità richiamando la pittura di Rembrandt; quelle in esterni vengono effettuate con i filtri Arriflex (graduati sui neri) per creare una particolare atmosfera d’epoca in direzione anti naturalistica. Come raccordo Scott fa ricorso a nature morte che omaggiano la pittura Romantica: tutto il film vive di questa perenne spinta in avanti (la tecnica dell’effetto visivo) controbilanciata da un respiro all’indietro (l’Ottocento che si dipana in pitture in movimento) con una particolare tensione tra le immagini e il racconto.

harvey keitel e keith carradine in i duellantiPerché Feraud dichiara guerra a D’Hubert perseguitandolo testardamente per almeno 20 anni? La risposta più semplice è che simbolicamente questa sfida rappresenti una lotta di classe. O forse Feraud scopre nello specchio D’Hubert qualcosa di sé stesso che intendere rimuovere con la forza? I duellanti rappresentano una coppia di “doppi negativi” ovvero di doppi che puntano all’eliminazione dell’altro ma che nello stesso tempo non possono privarsi della sua esistenza. Keith Carradine e Harvey Keitel si rincorrono per tutto il film come due bambini dispettosi, in un gioco di sguardi di attrazione-repulsione di chiara dipendenza psicopatologica. Passano gli anni, le donne, le guerre, gli uomini al potere, ma i due rimangono imbalsamati nei caratteri monolitici del loro primo incontro, un colpo di fulmine trasformato immediatamente in odio. I due portano sul corpo i segni dei vari duelli, cicatrici, ossa rotte, ferite pronte a risanguinare per uno starnuto: in Russia sotto una tormenta di neve il freeze frame della morte li farà, solo per un momento, desistere dallo scontro.

keith carradine in i duellantiScott tralascia moralismi e sentimentalismi e gira veri e propri tableux vivants: la sovraesposizione con le figure spesso in controluce fa da contrasto con le zone d’ombra con una tecnica importata direttamente dalla pubblicità. Tra le scene da ricordare quella del duello a cavallo sotto una fitta nebbia con un Carradine tremante e tormentato dai flashback della sua vita. E ancora quella nel granaio con le spade che strisciando sui muri creano scintille, fino all’epilogo di una feroce rissa corpo a corpo fuori dal galateo del codice d’onore. Altro colpo da maestro è il finale con questa napoleonica figura (citazione di Caspar David Friedrich e del suo “Viandante sul mare di nebbia” ) che si staglia in una visione dal’alto sulla immensa, infinita stupidità umana. Il sole che a tratti fa capolino tra le nuvole su questa neonata consapevolezza non è un effetto digitale ma una colpo di fortuna del regista britannico che si imbatte nel momento e nella giornata adatti per girare la scena conclusiva.

Western napoleonico in cui l’immagine prevale sulla narrazione diventando quasi tattile, I duellanti rimane un trattato sulla caducità delle cose terrene e sulla natura violenta di un confronto che passa attraverso mani nude, spade, sciabole, pistole, e rimanda a uno stato di guerra permanente che deriva dal non essere in pace con sé stessi. Il fumo della Storia sembra avvolgere scenari e sfondi e alla fine non si ricordano nemmeno i motivi di tanto odio: ashes and diamonds, foe and friend, we are equal in the end.

Titolo originale: The Duellist

Regia: Ridley Scott

Interpreti: Harvey Keitel, Keith Carradine, Cristina Raines, Albert Finney

Durata: 100′

Origine: Gran Bretagna 1977

Genere: drammatico

Martedì 12 gennaio, ore 11.20, Sky Cinema Cult

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