FILM IN TV – I gioielli di madame de…., di Max Ophüls

Il cinema di Ophüls mette in scena, ancora una volta, i sentimenti e il gioco d’amore che con essi si consuma, dentro l’atteggiarsi delle convenzioni sociali di un’epoca che non sembra poter mai finire. Il suo cinema ne perpetua il racconto e se con il precedente La ronde aveva reso gioioso il suo controcanto all’amore eterno e con l’ancora precedente Lettera da una sconosciuta aveva raccontato la perdizione dell’amore in senso unidirezionale, con questo film del 1953 accomuna sotto un unico destino i due amanti protagonisti della vicenda.

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Nella Parigi dei primi del secolo una giovane e piacente contessa, sposata ad un generale, è costretta a vendere dei gioielli per pagare un non meglio specificato debito. I due preziosi oggetti gireranno di mano in mano e torneranno da lei, ma ciò avverrà quando si sarà perdutamente innamorata di un diplomatico italiano che sarà sfidato a duello dal marito.
Il racconto di Ophüls si fa ancora una volta ingannevole e se l’incipit da frivola

I gioielli di madame de..., 1953

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operetta fa pensare ad una commedia sentimentale in cui si consumano i fuggevoli amori di una annoiata nobildonna, tra i pizzi e gli illusori balli dell’aristocrazia, il progredire della storia farà ingrigire i colori e la commedia scivolerà, nel volgere del suo breve apparire, nel melodramma e poi nella tragedia. L’eleganza e la leggerezza narrativa con cui il film si apre fa pensare ai giochi cinematografici di Lubitsch – è davvero un grande omaggio al maestro austriaco la sequenza delle innumerevoli porte che si aprono e si chiudono – ma nel suo proseguire I gioielli di madame de… mette in mostra tutta la poetica illusoria e pessimista del regista, vero e solitario demiurgo di questi scenari.
È per questa ragione che il film è pienamente assimilabile alla poetica complessa e complessiva di Ophüls, atteggiandosi in qualche modo come una sua summa. Dopo questo avrebbe girato, due anni dopo, Lola Montès e sarebbe scomparso improvvisamente di li a poco. I temi del suo cinema sono sempre stati quelli di una reiterazione delle azioni e delle situazioni nelle quali si manifesta il circolo instancabile della vita (La ronde), la memoria, il ricordo, che ricompone sempre il tema narrativo dell’esistenza. Un espediente del genere lo ritroviamo in Lettera da una sconosciuta il cui flashback finale (di ricordi neppure suoi) ricompone nella mente di Stefan la storia d’amore non vissuta con Lisa.

I gioielli di madame de..., Ophüls 1953

I gioielli di madame de…, Ophüls 1953

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Qui, invece, la memoria di Luise (madame de…) mentre ricuce nel racconto (infedele) l’ardito gioco di inganni a Fabrizio, riflette quella stessa idea di ricomposizione narrativa affidata, ancora una volta, alla memoria del suo personaggio femminile, così sottile nell’architettare il complesso inganno, ma di cui resterà in qualche modo, ma anche sorprendentemente, vittima nonostante l’esordio frizzante della storia.
È Danielle Darrieux a dare vita al complesso personaggio di madame de…, chiamata solo Luise nel film, la sua bellezza sfiorisce lentamente nel mal d’amore e sembra svuotarla di ogni forza e ogni speranza nell’escalation che il melodramma impone. Nel gioco a tre che la storia mette in scena i ruoli maschili, nel più puro e classico antagonismo amoroso, sono ricoperti da Charles Boyer il cinico marito, complice e carnefice ed egli stesso vittima delle regole sociali e non a caso generale di carriera, e da Vittorio De Sica, il maturo ed elegante diplomatico che troverà nel coraggio dell’amore la forza per superare il sacrificio.
Ophüls ordisce e tradisce ogni aspettativa ed è sempre geniale la brillante falsità del suo

I gioielli di madame de...., Max Ophüls

I gioielli di madame de…., Max Ophüls

cinema. Gli scenari in cui si consumano le sue storie conservano sempre il piacevole sapore del tradimento della realtà, ma più ciò accade, più i suoi film si fanno racconto unico del sentimento della vita, e se si ricordano per la leggerezza del loro impianto che richiama una certa levità dell’esistenza, in realtà giocano sempre nel profondo per smentire a se stessi quell’approccio. In un turbinio di rimandi al cinema, alla letteratura, alla stessa struttura psicoanalitica, si muove il suo cinema e questo film non è immune da questa affezione che sembra appartenere ad un’altra epoca, ma anche ad una specifica cultura mitteleuropea di cui Ophüls, ebreo tedesco emigrato negli USA, non ha mai smesso di fare parte.
Non si discosta questo film dalla sua precedente produzione quanto ad eleganza formale. È la magistrale sequenza iniziale a suggellarne l’anima che sembra aderire ad uno spirito più complessivo che permeava la cultura di quegli anni, così vivaci nella scoperta dei segreti non più insondabili della coscienza. Lo svelamento lento e segreto dell’identità della protagonista che si conclude con il suo viso nello specchio, diventa simbolo quanto mai eloquente di quella profonda, amabile e imperdibile falsità del suo cinema, del racconto e di una visione del mondo che stava cambiando, svelando i desideri più

profondi con lo scandalo del mistero umano. Ophüls raccoglie la sfida e racconta un’epoca

in poche frasi e allo stesso modo non sembra avere mai incertezze nel disegnare le volute

I gioielli di madame de..., Darrieux

I gioielli di madame de…, Darrieux

dello spirito d’amore e, con il suo magnifico e impeccabile sguardo, segue le interminabili evoluzioni del ballo in cui si esprime l’amore tra Luise e Fabrizio. La lunga sequenza si raccorda in contrappasso ai dialoghi che scandiscono il tempo per i loro incontri, sempre più breve, ma percepito come sempre più lungo dai due amanti.
Al centro del racconto, così come già la giostra della vita o la lettera che arriva, in limine, a mutare il destino di Stefan, ci sono i gioielli, oggetti tanto preziosi quanto simbolici di una ulteriore falsità delle convenzioni in cui si muovono i due protagonisti. I gioielli compiono un largo e imprevedibile percorso, per tornare nelle mani della bella Luise e come è differente l’affetto che nutre per loro se paragonato al distacco che provava per essi all’inizio del film, simbolo di una rimarcata falsità dei sentimenti e dell’ondivaga mutabilità della vita.
Il cinema di Ophüls ci ha abituati a questi capovolgimenti nei quali ci accompagna con mano sicura, nonostante la sua natura ingannevole che più passa il tempo più rassomiglia al gioco illusorio della vita e dell’amore che lo arricchisce.

 

Titolo originale: Madame de…
Regia: Max Ophüls
Interpreti: Danielle Darrieux, Charles Boyer, Vittorio De Sica
Durata: 100’

Origine: Francia 1953