FILM IN TV – I ponti di Madison County, di Clint Eastwood

In una delle scene più belle e drammatiche, la cena a lume di candela, c’è qualcosa che si muove sul bordo superiore della sedia che sta in primo piano. Una mosca forse, un insetto, insomma qualcosa. È un’imperfezione, minima, quasi impercettibile, eppure stona per un istante con la complessa bellezza del quadro. Ed è un’imperfezione che riporta alla realtà, alla durezza estrema del mondo, fatto di mille cose minute, appunto, di microcellule che passano e che congiurano contro la purezza. Ma quella mosca è anche il pretesto di una distrazione, ciò che ci fa distogliere lo sguardo, perché la fuga è uno dei segreti della sopravvivenza. Perché è così che funziona: abbiamo bisogno di aggrapparci a un dettaglio per non soccombere alla commozione che ci attanaglia, abbiamo bisogno di puntare su quell’imperfezione per non lasciarci abbattere dal dolore. O, magari, per non cedere completamente all’illusione e mantenere un ultimo, disperato contatto con le cose. In quella mosca si concentra tutto: la paura, il senso di colpa, il rimorso, la sensazione di una fine inevitabile, al limite la rabbia. Eppure… eppure… eppure la perfezione, dio santo, esiste. È rara ma riassorbe tutte le mosche possibili e immaginabili, tutti i difetti, le macchie, le paure, i dubbi, le debolezze e le distrazioni. È esistita per un attimo in quel punto di coincidenza tra l’ideale e il reale, tra gli sguardi e i corpi, in quel punto in cui ogni gesto e ogni parola si carica di senso e dà forma e materia al segreto dei desideri. E la purezza è reale, al pari di tutte le altre cose di questo mondo, al pari delle mosche e dei pensieri, dei figli e della musica, delle birre gelate e delle poesie che ci toccano l’animo, delle illusioni e dei fiori. Rimane intatta per poco, il tempo di un abbraccio, di quattro giorni che sono una lama che taglia l’anima in due, tracciando la linea tra il passato e il futuro. Poi viene di nuovo il mondo che squarcia il velo e rimette in moto la vita. Ma non è mai una tragedia, perché da quel taglio lì si riparte, sempre. È come una pietra angolare da cui ritracciare il percorso.

 

madison countyCi sarebbero i motivi per cogliere le imperfezioni de I ponti di Madison County. La cornice della “memoria”, dei figli e dei diari ritrovati, i trucchi della vecchiaia, qualcosa che sa di meccanico nella struttura (come in ogni struttura, ma gli uomini ne hanno bisogno). Eppure sarebbero ancora una volta dei pretesti di distrazione, che nulla tolgono al cuore rovente di una storia malinconica come la scrittura di LaGravenese e vera come la faccia di Eastwood. Pura, appunto, perché capace di riassorbire ogni deviazione, morale, sentimentale, e raccontare la struggente dolcezza della vita. Ma alla fine che cos’è l’amore, questa parola praticamente mai pronunciata, al punto che se ne può dubitare l’effettivo valore? È ciò che spinge Francesca tra le braccia di Robert con la semplicità di un respiro o ciò che le impedisce di scendere dal pick up? Non lo so. Nessuno ha il diritto di dirlo. Né di giudicare. Di sicuro decide di mantenere intatta la purezza, di serbarla in sé senza lasciarla toccare dal resto, senza rimetterla in gioco, alla prova del mondo. E non c’è un’ombra di rimpianto sul suo volto. Ci sono il dolore e il ricordo, che prende forma come vuole ma non può mai rinunciare ai fatti, a ciò che stato. Eppure non c’è il rimpianto, perso nel gioco del caso o del destino, delle scelte che non si scelgono. Perché lei, forse, sa che le persone non si perdono. Possono andar via, ma vivono ancora e ancora e ancora nel tessuto della carne e delle storie. E le lacrime segrete, i pensieri custoditi sono le parole e i gesti che tengono ancora in vita il contatto.

 

Titolo originale: The Bridges of Madison County

Regia: Clint Eastwood

Interpreti: Meryl Streep, Clint Eastwood, Annie Corley, Victor Slezak

Durata: 135’

Origine: USA, 1995
Giovedì, 24 dicembre, ore 15:40 Canale 5