I vitelloni, di Federico Fellini

Se c’è un regista che ha scoperto le infinite potenzialità della provincia italiana è certamente Fellini. I vitelloni ne costituisce simbolo e punto di riferimento

Se di provincia italiana si deve parlare che si parli di Federico Fellini e di tutta quanta quella cinematografia che ne è seguita per disegnare contorni e confini, geografia e costumi, miserie e nobiltà, accanto ad una letteratura colta, attenta, ironica, acida e divertente che sulla bontà pelosa della provincia italiana e sulla sua ricca autenticità di sentimenti ha immaginato percorsi e personaggi unici che raccontano di un’Italia sommersa e vivace, meschina e infantile, originale e dignitosa. I vitelloni (1953) condensa tutto, trasformando questa questa congerie di elementi in un cinema malinconico e così lontano da immergerli in un’epica provinciale che solo così è divenuta simbolo e punto di riferimento costante e imprescindibile nel mainstream culturale italiano.

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Fellini, in questa ricerca autobiografica, non del tutto personale – la scrittura di Flaiano nasce, infatti, dai suoi ricordi e dal desiderio di raccontare la sua Pescara che si trasforma nella Rimini del film al quale il regista resta legato fino alla tarda maturità – pare abbia a cuore soltanto la voglia di raccontare la favola malinconica di questi cinque personaggi afflitti da un perenne infantilismo, da una noia infinita, sorvolando, come di solito nel suo cinema, su ogni altra vicenda che fosse o meno contingente e che avesse un qualsiasi sapore sociologico o semplicemente sociale. Il cinema di Fellini si caratterizza, fin da queste prime prove: Lo sceicco bianco prima e poi La strada, come un cinema assoluto che vive solo in quanto capace di creare narrazione, mondi e personaggi sempre al confine tra realtà e sogno, un cinema che riflette se stesso, che ingigantisce l’io, i ricordi e i desideri. Fellini ha sempre messo in scena se stesso prima di tutto e perfino quando ha costruito il suo film più politico Prova d’orchestra lo ha immerso in una larga e compendiosa metafora da realizzarci un incubo e sfilacciandovi dentro la sua allegorica critica sociale.

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I vitelloni è il film con cui il cinema di Fellini prende definitivamente il volo, affermando la sua visione provinciocentrica e con il quale comincia ad organizzare i materiali per il futuro in quanto già si intravede il gusto per l’eccessivo e per il patetico, basti pensare al carnevale, mai così vero nel suo misto di imprescindibile allegria con la malinconia in agguato; il gusto per una galleria di personaggi guardati con l’affetto della memoria e che tutti restano saldi nella memoria dal donnaiolo, al bamboccione, dal cupo e realista all’intellettuale svagato, come accadrà molto più tardi quando Fellini rivisiterà con un approccio più maturo, quindi meno malinconico, la sua Rimini; il piacere della satira: la povera festa estiva inziale portata via da un improvviso acquazzone e via raccontando per un cinema che, ci accorgiamo, resta sempre universale e non si scolorisce con il passare degli anni.

 

Regia: Federico Fellini
Interpreti: Franco Interlenghi, Alberto Sordi, Franco Fabrizi, Leopoldo Trieste, Riccardo Fellini, Leonora Ruffo
Durata: 108′
Origine: Italia, 1953
Genere: commedia

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4 (1 voto)
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