FILM IN TV – Il federale, di Luciano Salce

Il Federale, Luciano Salce, 1961

Dalla poliedrica e dissacrante vena di Luciano Salce Il Federale è un film che con la complicità di una satira sfrenata, mette in scena, con una certa indulgenza, i vizi e le debolezze degli italiani. Un cinema di costume in cui ci riconosciamo immediatamente, diretto, un pò cinico, ma che riusciva a trasformare, attraverso quelle iperboli, l'italianità in carattere universale. Lunedì 10 novembre, ore 19.15. Sky Cinema Classics

Non sarebbe stato difficile immaginare, guardando l’ironia corrosiva de Il federale (1961), che l’evoluzione del suo regista, il romano Luciano Salce, sarebbe stata indirizzata verso il dostoevskiano personaggio di Fantozzi –  già specchio prediletto del suo autore e creatore Paolo Villaggio – che con il suo patetismo comico dei primi film ha rappresentato un carattere universale difficilmente replicabile nella insistita serialità successiva.

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Luciano Salce, Pilantra quando firmava testi musicali, è stato un autore e un artista poliedrico che ha frequentato ogni genere di spettacolo per mettere in scena, vizi, vizietti e debolezze degli italiani, anche se il suo sguardo scrutatore ha dato respiro alla sua visione cosicché la misura delle sue iperboli è diventata generale, assoluta e non relegata ai confini nazionali. Anche Il Federale appartiene a questa categoria.

                  Finalmente si torna a leggere una rivista di carta!

 

È sicuramente il primo film importante interpretato da Ugo Tognazzi, qui a proprio agio nei panni di un ennesimo mostro italiano quando il regime fascista era ormai in caduta libera. Ma l’astrazione dei caratteri rappresentati, complice una satira sfrenata, ma non urlata, che si manifesta in ogni momento del film, è così accentuata da trasportare i concetti al di fuori di qualsiasi periodo storico, trasformandola, per l’appunto, in satira universale e senza tempo.

il Federale, Stefania Sandrelli

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L’incarico affidato a Primo Arcovazzi è quello di arrestare il prof. Erminio Bonafè, riconosciuto leader intellettuale della resistenza e Presidente in pectore della futura Repubblica, e condurlo a Roma. Dall’Abruzzo, dove Bonafè si era rifugiato, a Roma la strada è breve solo sulla carta e una volta giunti nella capitale le loro posizioni saranno differenti.

Lungi dall’intenzione di ricostruire con dettagliata scenografia le atmosfere fasciste, nel suo bonario e graffiante svolgimento, Il Federale assomiglia ad un antenato di Strurmentruppen, il divertente cartoon poi divenuto film sotto la direzione di Salvatore Samperi. È necessario fare i dovuti distinguo, Il Federale conserva un’aura di commedia che il film di Samperi neppure sfiora, avendo altri e ben differenti intenti e lavorando soprattutto sulle iperboli delle situazioni con finalità prettamente comiche e satiriche, più che su un umorismo indiretto e raffreddato come era nella natura fortemente ironica e dissacrante di Salce. Si possa forse dire che i due film appartengono alla stessa stirpe e che nella evoluzione della generazione sono intervenute le necessarie mutazioni.

Moltissime sono le situazioni del film in cui questa caustica e inarrestabile vena ironica di Salce trova sfogo ed egli stesso, per rafforzare la sua presenza nel film, si mette in gioco personalmente nei panni di un ufficiale tedesco che riconosce le qualità intellettuali del prigioniero e, deferente, gli manifesta l’onore di averlo conosciuto. Il povero Arcovazzi, nella sua superba ignoranza resta da parte e non riesce a strappare neppure una sigaretta all’ufficiale che l’aveva offerta al Bonafè, perché le sue dita vengono strette nel portasigarette. Come si vede siamo dalle parti di Fantozzi, in quell’ingenua e (im)pietosa ironia che ha del commovente e che confina a sinistra con l’umorismo e a destra con la sconfitta esistenziale. L’efficienza e la dedizione di Arcovazzi non recedono di un millimetro, ma il suo personaggio è carico di quella umanità, tutta italiana, tutta forse nei cliché consueti, ma vera e credibile. La solidarietà che i due personaggi ritroveranno Il Federale, Tognazzi e Wilsonnel finale appartiene a questa visione del mondo di cui anche Salce era portatore e se il suo cinema era e sarebbe stato soprattutto di costume con una indagine scrupolosa e a tratti feroce sull’essere italiani (prova ne sia La voglia matta, ancora con Tognazzi, malinconico e impietoso sguardo sui vizi di un’età di mezzo, film tanto italiano quanto ancora una volta universale) è anche vero che i caratteri della commedia comportavano una certa indulgenza che solo la cattiveria senza soluzione di un Marco Ferreri avrebbe emendato trasformando la commedia umana in irrisolvibile dramma personale a carattere universale. 

Con questo si vuole solo dire che il film di Salce, che per inciso vede l’esordio quale compositore di musiche da film del maestro Ennio Morricone, si aggiunge a quella innumerevole lista di titoli che hanno definito i contorni di una italianità codarda e sbruffona. Era il cinema di quegli anni! così irripetibili, per la continuità e la varietà, oltre che per l’invenzione di vicende credibili e anche incredibili. Una storia che ha visto queste mostruosità caratteriali tutte italiane sui volti da spavaldo provinciale di Ugo Tognazzi, di millantatore capitolino di Alberto Sordi, di mattatore mentitore di Vittorio Gassman, di un composto Nino Manfredi interprete quasi unico di una romanità malinconica e su quelli di molte protagoniste e tra queste sicuramente Stefania Sandrelli, qui quasi agli esordi in un fulmineo ruolo di popolana che destabilizza, per la prima volta, i piani dell’Arcovazzi. Sono i volti nei quali ci siamo riconosciuti e che hanno definito i contorni sociali del nostro Paese e con loro Luciano Salce l’uomo dalla bocca storta.

 

Regia: Luciano Salce

Interpreti: Ugo Tognazzi, Georges Wilson, Stefania Sandrelli, Gianrico Tedeschi, Gianni Agus

Durata: 100′

Origine: Italia 1961

 

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