FILM IN TV: "In dreams" di Neil Jordan

Ultimamente Neil Jordan non è troppo fortunato con la distribuzione. La cinica satira di The Butcher Boy, Orso d'argento a Berlino 1998 non è neppure arrivato nelle nostre sale, planando immediatamente nei vari blockbuster e videoteche sparse per le città, mentre quest'ultimo In Dreams è apparso come un oggetto non ben identificato nel blindato listino delle produzioni Dreamworks e, non a caso, negli Stati Uniti è stato un clamoroso flop. D'altronde del mainstream hollywoodiano il film di Jordan non conserva alcuna caratteristica: la protagonista che alla fine muore, una narrazione sincopata, franta, atmosfere oniriche che il più delle volte spezzano la consequenzialità della vicenda. Le visioni di Claire appaiono come improvvisi squarci di luce in un contesto grigio, plumbeo, anonimo (in questo senso molto efficaci sono i contrasti cromatici tra i rutilanti sogni di Claire e l'aridità visiva che la circonda, creati dal direttore dellafotografia Darjius Kondij). Il suo contatto con Vivian si configura, innanzitutto, come insostituibile strumento di memoria, il segno di una civiltà sepolta che riemerge nel suo inconscio. Non si può cancellare il passato, la memoria, prima o poi, sono destinate a tornare. Tutti temi che appartenevano anche a In compagnia dei lupi, film che impose all'attenzione di pubblico e di critica il nome di Neil Jordan e di cui, In Dreams recupera non solo le atmosfere di magica sospensione, ma quel tessuto mitopoietico, espresso qui nelle favole dei fratelli Grimm che informi ogni narrazione che non si ferma alla sfera del sensibile. Peccato che, alla fine, il film scivoli in uno splatter effettistico che comprime l'azione per dilatarne all'ennesima potenza il pathos, finendo così per lasciare spazio a fastidiosi sovraccarichi visivi.