FILM IN TV – Intrigo internazionale, di Alfred Hitchcock

“Io sono pazzo solo quando spira il vento nord-nord-ovest. Con la brezza del sud so distinguere un airone da un falco.” W. Shakespeare – Amleto

 

Che cosa è la suspense? La dilatazione del tempo tra due momenti obbligati. Un treno che ha una stazione di partenza e una di arrivo, e in cui ogni fermata è una emozione per lo spettatore onniscente che si gode la sua fetta di cinema-torta. Capolavoro del genere “escape and chase movie”, Intrigo internazionale si rivela un concentrato di suspense e summa di tutte le tematiche hitchcockiane: il rapporto conflittuale madre-figlio, la doppia identità, l’innocente incastrato in un meccanismo sadico, il MacGuffin (i microfilm dentro la statuetta), l’oggetto (una scatola di cerini) come concentrato del mondo, l’amore vissuto tra paura e desiderio, i doppi sensi sessuali, la frammentazione postmoderna dell’immagine azione.

Intrigo internazionale è anche un atto d’amore dell’inglese Hitchcock verso i luoghi simbolo dell’America che lo ha adottato e celebrato: il Palazzo di Vetro e i grattacieli di New York, i treni Silver Phantom, l’aeroporto di Chicago, le case di Frank Lloyd Wright, il monte Rushmore. La festa inizia dagli stupendi titoli di testa (del grande Saul Bass) che si incrociano in direzione nord-nordovest riflessi sugli specchi del palazzo dell’ ONU di New York. Il cinico Cary Grant-Roger O. Thornhill top manager nel ramo della pubblicità viene scambiato per un agente del controspionaggio, tale George Kaplan, che in realtà non esiste. Da questo “misunderstanding” inizia una corsa contro il tempo cadenzata dai ritmi ansiogeni della musica di Bernard Hermann (“The Wild Ride”), in cui il nostro eroe rischia per tre volte la vita: prima ubriaco dentro una macchina impazzita, poi “en plein air” in un campo di mais ai confini del mondo, e infine aggrappato al naso del presidente Lincoln sulle colline nere del Sud Dakota. Hitchcock e lo sceneggiatore Ernest Lehman prendono a modello Il pozzo e il pendolo di Poe per costruire una gabbia attorno allo stralunato Cary Grant, che indossa l’identità del “signor nessuno”, ovvero la “O” delle sue iniziali sul pacchetto di cerini.

cary grant in intrigo internazionaleIl conflitto edipico è il big bang di tutta la narrazione, con quell’inutile telegramma che l’ansioso Thornill vuole trasmettere alla madre (irresistibile Jessie Royce Landis) e che invece lo fa rapire dagli scagnozzi di Vandamm (James Mason), collezionista d’antiquariato con il vizietto degli intrighi spionistici internazionali e con una guardia del corpo Leonard (Martin Landau) che lascia trasparire una sospetta gelosia. Il primo incontro tra Cary Grant e James Mason si svolge in un raccordo a semicerchio della macchina da presa, con un campo controcampo esaltato da un movimento consensuale laterale da brivido.

La genialità di Hitchcock sta nel girare una spy story come fosse un musical, con dialoghi esilaranti che richiamano la grande commedia americana e con la partitura di Herrmann che asseconda magistralmente i repentini cambiamenti di tono. Cary Grant alticcio è uno spasso, e anche la frase detta ai killer in ascensore dalla attonita madre: “Non vorrete davvero uccidere mio figlio?”, scatena una cascata di risate che mitiga la tensione. Ma il momento più importante del film è quello dell’incontro sul treno New York-Chicago di Roger Thornill-Cary Grant con la misteriosa Mata Hari-Eva Kendall (la carnale Eva Marie Saint), che lo seduce in una manciata di minuti con una serie di doppisensi (arrivando quasi a mimare una fellatio sulla mano protesa per accendere una sigaretta). La dimensione orale della sensualità è esaltata dal trucco, con un rossetto rosso fuoco che esalta la linea delle labbra (stessa linea del succhiotto che vedremo più avanti sul costato del nostro indefesso eroe). Cary Grant completa la conoscenza carnale nello stretto ma accogliente spazio della cuccetta della Marie Saint; i due si innamorano perdutamente ma questo non evita a Cary Grant l’agguato a cielo aperto nelle desolate lande americane.

intrigo internazionaleHitchcock ribalta tutti i luoghi comuni del genere sui meccanismi della tensione. Niente buio, vicoli ciechi, ombre inquietanti. Sette minuti muti di cinema puro con oltre 130 inquadrature, trionfo della capacità visionaria sulla linearità narrativa. Hitchcock con questa scena rappresenta la crisi dell’immagine-azione, ovvero l’immagine non rinvia più a realtà sintetiche ma frammentate, l’azione non è più legata a schemi senso-motori. A corollario di ciò il personaggio non riesce più a calcolare lo spazio o ad avere un controllo sulle situazioni che al contrario divengono stranianti, astratte. Questa condizione di uomo innocente incastrato in un complotto di proporzioni gigantesche è resa visivamente dal contrasto tra le dimensioni lillipuziane del protagonista e la minaccia enorme sullo sfondo, sia essa un aereo con mitragliatrice, o il faccione del presidente Lincoln o le strutture architettoniche mastodontiche della villa di Frank Lloyd Wright. L’espediente era già stato utilizzato da Hitchcock in Blackmail (il British Museum) e in Sabotatori (la Statua della Libertà). Tra pistole caricate a salve e riflessi rivelatori sugli schermi della televisione, la storia ha il suo epilogo in un salto di montaggio che accomuna un salvataggio spericolato con l’inizio di una schermaglia amorosa all’interno di una “cuccetta matrimoniale”. La suspense si risolve in una contrazione temporale esaltata dalla sintassi filmica. Ultima immagine impertinente con un treno che penetra dentro una accogliente galleria. Chissà cosa voleva suggerirci Hitchcock? La risposta la lasciamo a Jean Luc Godard: “Alfred Hitchcock è stato il più grande inventore di forme del XX secolo e sono le forme che ci dicono alla fine ciò che c’è al fondo delle cose”.

 

Titolo originale: North by Northwest

Regia: Alfred Hitchcock

Interpreti: Cary Grant, Eva Marie Saint, James Mason, Jessie Royce Landis, Martin Landau

Durata: 136′

Origine: Usa 1959

 

Questa sera su Iris alle 23.20