FILM IN TV: "La casa dalle finestre che ridono" di Pupi Avati

Primo – e migliore –  horror di Pupi Avati girato nel 1976 e vincitore del premio della critica al Festival del Cinema Fantastico di Parigi nel 1979. Un horror che potremmo definire "familiare" perché girato in territori a noi conosciuti: quella Pianura Padana che a distanza di anni sarà nuovamente ripresa nell'interessante docu-fiction di  Federico Greco, Road to L. Stefano (Lino Capolicchio) è un restauratore incaricato di sistemare un dipinto venuto alla luce nella chiesa di un paesino nei dintorni di Ferrara. Dipinto che però nasconde un segreto oscuro e terribile, fatto di sacrifici umani e riti satanici; il povero Stefano si ritroverà così invischiato in una situazione macabra e dai risvolti tragici.  La casa dalle finestre che ridono è uno dei migliori film di genere girati in Italia negli ultimi trent'anni, genere che dopo Mario Bava e Riccard Freda è stato incapace di trovare validi "ricambi" escludendo ovviamente Dario Argento. Avati non troverà più in seguito quella "lucidità terrorizzante" impressa in questo film. Il terrore, nasce da luoghi assolutamente normali, quotidiani: il paese alle rive del Po, la pianura, piatta e desolata, la villa di campagna. Luoghi che Avati riesce a trasformare con perizia, rendendoli cupi e minacciosi. La minaccia cresce gradatamente man mano che il lungometraggio prende forma. E' un terrore in divenire, tanto più spaventoso perché figlio del reale e non dell'immaginario. Ma è anche il "battesimo agreste" di un intellettuale di città, che arrivato alla foce del Po per svolgere il suo lavoro, si troverà immerso in un'atmosfera contadina, chiusa e crudele, che distrugge l'immaginario descrivente la campagna come luogo ameno e puro. Proprio la solitudine di Stefano e la difficoltà di comunicazione con gli abitanti del paese è altro elemento chiave del film, solitudine che porta allo spaesamento e straniamento del corpo inteso qui come forma aliena fuori contesto. Alcune sequenze restano impresse nella memoria: i titoli di testa, dove in un bianco e nero pastoso viene praticamente mostrato il nucleo della storia, la villa, labirintico luogo di morte e di mistero, o la sequenza finale, con un imprevedibile risvolto dai contorni quanto meno irriverenti che non sveliamo per non rovinare la sorpresa allo spettatore.. Alla sceneggiatura, oltre ai fratelli Avati, hanno collaborato Gianni Cavina e Maurizio Costanzo.


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Regia: Pupi Avati


Interpreti: Lino Capolicchio, Gianni Cavina, Francesca Marciano, Giulio Pizzirani, Bob Tonelli


Origine: Italia, 1976


Durata: 110'


Venerdi 11 maggio ore 2,25 Rete4