FILM IN TV – La morte cavalca a Rio Bravo, di Sam Peckinpah

Il film rinnegato, ripudiato da Sam Peckinpah eppure con lampi fulminei del suo genio. Massacrato al montaggio dal produttore Charles Fitzsimons che taglia scene fondamentali pur di far risaltare il ruolo della sorella, la bravissima Maureen O’ Hara (Oscar alla carriera 2015, la ricordiamo interprete di Com’era verde la mia valle, Un uomo tranquillo e La lunga linea grigia di John Ford).

Questo tormentato debutto alla regia è datato 1961, grazie all’intercessione dell’attore di The Westerner, Brian Keith: The Deadly Companions (La morte cavalca a Rio Bravo) è tratto dall’omonimo romanzo di A. S. Fleischmann che firma anche la sceneggiatura. E’ la storia di un viaggio, ma anche la messa in scena della vendetta e del senso di colpa che rimbalza tra i due protagonisti principali, l’avventuriero Yellowleg (Brian Keith) con una cicatrice che ne deturpa la fronte e la ragazza madre Kit (Maureen O’Hara) dai lunghi capelli rossi, ballerina in un locale di Gila City in Arizona. Il primo ha un conto in sospeso da regolare con Turk (Chill Wills), ex ufficiale sudista che aveva provato a scotennarlo durante la guerra di Secessione, la seconda vive ai margini della società bigotta del tempo che la identifica come prostituta solo per il fatto di avere un figlio da padre sconosciuto. A Turk e Yellowleg si aggiunge il pistolero Billy (Steve Cochran) che ha una certa facilità a molestare giovani donne sole. Yellowleg durante un tentativo di rapina in banca uccide per errore il figlio di Kit e divorato dal rimorso si offre di accompagnare la donna per seppellire il cadavere in territorio Apache.

maureen o'hara in la morte cavalca a rio bravoLa storia fa un po’ acqua da tutte le parti, certi personaggi appaiono e scompaiono senza un perchè, la musica è “sovradiegetica”(le canzoni intonate da Maureen O’Hara all’inizio e alla fine del film sono da inquinamento acustico) e la fotografia di scarsa qualità; eppure in mezzo a questo quadro non lusinghiero, si possono cogliere spunti importanti. L’incipit con il vecchio sudista appeso per il collo ha una forza visiva che suggerisce le future derive iperrealiste del regista. Ancora, la figura del piccolo Mead rappresentato malinconicamente, solo sopra un tetto, lontano dagli altri ragazzini, che suona la sua armonica, rivela un presagio di morte che accompagna gli eventi fino al cimitero del villaggio in territorio Apache. Il vecchio (il passato come cicatrice mai sanata) e il bambino (il futuro negato) determinano le reazioni di Yellowleg e Kit che, nel presente, vivono quella condizione di emarginazione che diventerà il marchio di fabbrica delle successive opere di Peckinpah. La scena della predica con le pie donne che fanno commenti sarcastici su Kit richiama quella all’inizio de Il mucchio selvaggio, il portarsi appresso un cadavere fino al completo scioglimento del proprio senso di colpa ricorda il vagabondare di Bennie in Voglio la testa di Garcia. E non è un caso che il momento più importante del film si svolga proprio in una grotta ancestrale dove Kit e Yellowleg uccidono finalmente la proiezione inconscia delle loro paure.

la morte cavalca a rio bravoSi sentono forti gli echi fordiani, ma si avverte anche una sotterranea falda di idealismo anarchico purtroppo soffocata dagli interventi in fase di post produzione. E’ un peccato perché il film ha una propria valenza intrinseca derivante dal percorso catartico dei due protagonisti: il finale al cimitero consente alla coppia di sotterrare il passato e di provare a immaginare un futuro. Dopo questa esperienza negativa Peckinpah girerà il suo secondo film in piena autonomia creativa: uscirà fuori il suo primo capolavoro, Ride the High Country-Sfida nell’alta Sierra (1962).

 

Titolo originale: The Deadly Companions

Regia: Sam Peckinpah

Interpreti: Maureen O’Hara, Brian Keith, Stee Cochran, Chill Wills

Durata: 90′

Origine: Usa 1961

Genere: Western

 

Mercoledì 26 agosto, ore 12.30, Rai Movie