FILM IN TV – "La notte dei morti viventi", di George A. Romero

la notte dei morti viventi di Riccardo Melito

È il 1968, il mondo è spazzato da un turbinio di cambiamenti culturali, si è appena conclusa la "Summer of love", i giovani criticano e distruggono la maggior parte delle abitudini dei loro genitori e nonni, il Vietnam palesa gli orrori della guerra e del colonialismo e nelle sale esce un film che cambierà per sempre la storia del cinema e l’immaginario mondiale, si intitola La notte dei morti viventi ed è diretto dall’esordiente George A. Romero. Già regista di serie tv (Mister Rogers' Neighborhood), Romero decide con altri nove amici di fondare la Image 10 Productions e di realizzare un film a bassissimo costo – nelle loro rosee aspettative avrebbero dovuto spendere 6.000 dollari, il budget finale sarà di 114.000 – e la scelta del genere è determinata da ragioni meramente commerciali.

Fratello e sorella stanno andando a visitare la tomba del padre quando sono attaccati da un morto che cammina. La donna ripara all’interno di una casa dove incontra altri individui che lì si erano rifugiati, tra cui Ben, il protagonista, interpretato da Duane Jones, un attore di colore, cosa rivoluzionaria per l’epoca. Grazie ad una televisione, il gruppo viene a sapere che i morti si sono alzati dalle tombe e si nutrono di carne umana. La situazione crea inevitabili tensioni tra gli individui e la strenua resistenza si va lentamente logorando fino al tragico finale. Ispirato dal grande romanzo Io sono leggenda del 1954, scritto da Richard Matheson, il film è girato su 35mm in bianco e nero, quasi esclusivamente all’interno di una singola location, una casa di campagna a Evans City in Pennsylvania. L’uso di attori alle prime armi, alcuni locali, altri amici, enfatizza l’orrore che si cela nel quotidiano. Come accade ne Gli uccelli di Hitchcock (1963) o nei racconti di H.P. Lovecraft, i protagonisti del film non sono in pericolo perché hanno compiuto qualcosa di sbagliato o straordinario. E' proprio la gratuità della situazione a renderla ancora più terrificante. Non c’è spazio per la salvezza, sia essa rappresentata dalla famiglia, dall’amore, dalla religione o dalla legge. Tutto è accentuato dall’uso che il regista fa delle scene sanguinolente e ricche di pezzi di corpi e frattaglie, un’altra incredibile innovazione. La notte dei morti viventi ha contribuito a chiudere l’epoca dell’horror gotico, rappresentata emblematicamente dai film della Hammer e della Universal, modernizzando la paura in base ai cambiamenti che avvenivano nel mondo. E' un'opera che ha generato un’immane quantità d’interpretazioni sociologiche, nonostante Romero abbia sempre affermato che niente di tutto questo fosse minimamente voluto. È altresì indubbio che la pellicola abbia risentito della temperie culturale del tempo. Si può quindi leggere tra i fotogrammi una critica alla guerra, all’individualismo capitalista, alla libera diffusione delle armi, al razzismo e all’inutilità dello Stato. Inutile negare che questi siano stati temi cari al regista, che li svilupperà nella fortunata serie di sequel. In poche parole La notte dei morti viventi è un capolavoro.

Titolo originale: Night of the Living Dead
Regia: Geroge A. Romero
Interpreti: Duame Jones, Judith O'Hara, Karl Hardman, Marilyn Eastman
Origine: USA, 1968
Durata: 96'

Venerdì 29 marzo, ore 22.50 Steel