FILM IN TV: "La piccola principessa" di Alfonso Cuaron

Sin da Vengeance is mine del 1983, uno dei cortometraggi degli esordi, e poi per tutte le tappe del suo percorso nel mondo dei lungometraggi (tolto inspiegabilmente il suo Harry Potter e il prigioniero di Azkaban), il messicano Alfonso Cuaron si è avvalso della fotografia del connazionale Emmanuel Lubezki, poi operatore per Tim Burton (Sleepy Hollow), Michael Mann (Alì), Brad Silberling (Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi), Terrence Malick (The New World). Il connubio Cuaron/Lubezki è un fenomeno che va oltre all'affinità estetica, all'empatia di sguardo: la decennale collaborazione tra i due autori è soprattutto una delle più chiare ed emblematiche esternazioni della dialettica 'forma-contenuto'. E' come se i due si scambino continuamente i ruoli: sembra che sia Lubezki ad 'abitare' il mondo messo su dalle visioni di Cuaron, con la sua mdp dai movimenti morbidissimi e sinuosi, i suoi pianosequenza elaborati e stranianti, le sue luci sempre iperfiltrate e ultratrattate; al contempo, la sensazione è che siano proprio le coordinate tracciate dalla mdp semovente di Lubezki a disegnare lo spazio della narrazione di Cuaron, a diventare il contenitore dove le sue storie e i suoi personaggi prendono vita – è così ad esempio nell'ultimo, splendido Children of Men, film di fantascienza in cui l'unica astronave che circonda i nostri eroi è la macchina da presa, che volando tratteggia la propria odissea nello spazio, stella cometa che guida i nostri sguardi verso il luogo sacro della Nascita del Figlio. Ed è così già in questo Little Princess, secondo lungometraggio di Alfonso Cuaron, che si dimostra opera-chiave per interpretare la poetica della coppia di autori: la piccola Sara è costretta a fare la sguattera in un esclusivo collegio di bambine dell'alta società newyorkese, vessate dalla solita istitutrice sadica – ma la baby cenerentola riuscirà ad aprire alle amichette che sapranno ascoltarla tutto un mondo migliore, felice e colorato, fatto di tutte le favole meravigliose che Sara inventa e racconta per loro, e che prendono vita e consistenza nell'occhio interiore della mente delle bambine, che le vivono in prima persona. Con un lavoro come sempre minuzioso e pulviscolare di luci bellissime, Lubezki restituisce questo mondo di fantasia all'impressione della pellicola (lavorerà mai Emmanuel col digitale?), e si aggira con la solita leziosa eleganza tra i corridoi e gli androni del collegio, in qualche modo dimostrando di aver imparato la lezione de L'età dell'innocenza, film di poco precedente – comprovando così il debito abbastanza evidente di Lubezki nei confronti di Michael Ballhaus. Il lavoro di Cuaron sembra invece anticipare l'operazione di Roman Polanski nel suo Oliver Twist, quantomeno nella parte finale di entrambi i film, dove ne La piccola principessa assistiamo alla prima rappresentazione della 'teoria della finestra' (espediente reiterato lungo tutto Y tu mama tambien) che ancora può aiutarci a spiegare la simbiosi tra il regista e il suo cinematographer: la mdp di Lubezki sembra una finestra aperta sul mondo di Cuaron – ma potrebbe essere ugualmente vero che sia Alfonso Cuaron ad utilizzare lo sguardo di Emmanuel Lubezki per infiltrarsi attraverso una finestra-fessura e gettare luce sul mondo fantastico del Cinema (hollywoodiano?) che prende vita – come le favole meravigliose di Sara in questo film.


 


Titolo originale: A little princess


Regia: Alfonso Cuaron


Origine: USA, 1995
Interpreti: Liesel Matthews, Eleanor Bron, Liam Cunningham, Rusty Schwimmer
Durata: 93'


Sabato 28 aprile, h 21:00, Italia1