FILM IN TV – “La regina della piramidi”, di Howard Hawks

la regina delle piramidi
Quello che è da tutti considerato come il prototipo del regista di Hollywood nel suo periodo d’oro, nonchè uno dei suoi più grandi cineasti, si cimenta con un kolossal di ambientazione egizia. Una riflessione sul potere e sulle opere monumentali, che lascia trasparire un discorso sul lavoro cinematografico e sul lato oscuro della Hollywood anni ’50. Venerdì 24 febbraio MGM Channel, ore 21

la regina delle piramidi

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IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


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di Riccardo Melito

Dove risiede il potere evocativo dell’arte? Forse nella capacità di un’opera di comunicare e adattarsi nonostante i mutamenti del tempo o forse di continuare a farlo proprio grazie ad essi. Così alcune pellicole acquistano differenti significati con il passare degli anni. Passano da essere considerati semplici prodotti da supermercato di massa a vere e proprie icone, simboli e monito di un’epoca trascorsa o di presagi a venire. Accade che, guardando La regina delle piramidi, kolossal di Howard Hawks del 1955, si ha la strana sensazione di assistere a un discorso sul potere e sulle sue implicazioni o, dovremmo meglio dire, sui suoi rischi, che travalica, forse, l’intento manifesto del grande cineasta. Il film racconta la costruzione della piramide di Cheope (Jack Hawkins), ma la titanica opera è solo lo scenario in cui si dipana la vicenda del tradimento della seconda moglie Nellifer (una Joan Collins sempiterna dark lady), desiderosa del potere, ai danni del regale consorte. Questa sete inestinguibile, porterà entrambi alla rovina, l’unica ancora di salvezza è rappresentata dalla saggezza e morigeratezza del “protomassone”, l’architetto schiavo Vashtar (James Robertson Justice).

Il tema dell’avidità affrontato dagli sceneggiatori, stretti collaboratori di Hawks, tra cui il famoso scrittore Faulkner, eccede i confini della pellicola e gli intenti degli scrittori fino a sommergere la questione della realizzazione di un film. Il regista-autore, nell’incarnazione hawksiana che si fa produttore e a volte anche sceneggiatore, è accomunabile così a quella del faraone che sta ordinando la costruzione di un’opera titanica, ancor di più quando la pellicola è un colossal che coinvolge migliaia di persone (si dice che in una scena del film compaiano 9.787 comparse). In un parallelismo azzardato vengono in mente le scene di massa di Werner Herzog, anche lui regista, produttore, sceneggiatore, scrittore e persino attore, con la non sottile differenza che mentre Hawks è  il prototipo del regista hollywoodiano, totalmente invischiato in quelle dinamiche di produzione, il cineasta tedesco invece si pone come antagonista a quei processi, fino a raggiungere livelli fisicamente pericolosi. La regina delle piramidi, pellicola considerata da molti critici come uno dei peggiori film di Hawks, ha anche un altro pregio, quello di rappresentare il lato oscuro della Hollywood anni ’50, quello raccontato da James Ellroy nei suoi romanzi. Il rapporto che intercorre tra Cheope e Nellifer è feticistico, non potrebbe essere altrimenti. Non è un caso che la splendida Collins finisca subito legata ad una colonna e frustata. Vengono in mente subito i fumetti di Eric Stanton o le foto di Bettie Page. Forse è abbastanza per riscattare la pellicola.

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Titolo originale: Land of the Pharaohs
Regia: Howard Hawks
Interpreti: Joan Collins, Jack Hawkins, Alex Minotis, James Robertson Justice, Luisella Boni, Sydney Chaplin,
Origine: USA, 1955
Distribuzione: Warner
Durata: 106'
Venerdì 24 febbraio MGM Channel, ore 21

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