FILM IN TV – La sottile linea rossa, di Terrence Malick

La sottile linea rossa, di Terrence MalickCiò che ancora riverbera, diciassette anni dopo l’uscita de La sottile linea rossa, è la spenta diatriba sul titolo di miglior film di guerra. Tralasciando il fatto che appare pressoché impossibile avvicinarsi anche solo per pochi secondi all’esperienza della guerra attraverso delle ombre su uno schermo, Malick sembra far di tutto pur di sottrarsi allo scontro a fuoco, salvo poi venirne travolto. La sottile linea rossa è un film che si ritira fragile in se stesso, come le foglie di mimosa pudica sfiorate da dita sporche di fango. Le teste di centinaia di soldati si riducono alla rotondità di elmetti verdi che affondano nel mare d’erba di Guadalcanal.

 

C'è sempre un che di fluttuante, una sospensione gravitazionale nel modo di girare di Malick. È un rimanere sospeso tra il suolo e le nuvole, quasi dilaniato dalla tensione di forze contrarie. Il tuffarsi dei soldati sull'erba, a mordere la terra per evitare gli spari, e poi sollevare gli occhi al cielo, con lo stesso stupore della bestia che solleva il muso dall'erba umida di fiato, e trovarsi di fronte a un'immensità dai colori dolci, anneriti dal fumo delle esplosioni. Malick sembra non volersi abbandonare a questo stato animale, ma anzi ne fugge di continuo, affidando alle riflessioni dettate dal coro di voci fuori campo dei soldati una costante interrogazione che vuole dimenticare il momento in cui, con il viso immerso nel fango, tutti gli La sottile linea rossa, di Terrence Malickuomini sono uguali. Allo stesso modo, il film si sottrae alla guerra il più possibile: come Witt (un Caviziel già proiettato verso un martirio cristologico), fuggito all'esercito e protagonista dei primi idillici minuti; come i ricorrenti flashback del soldato Bell, che dipingono una vita familiare tanto perfetta quanto illusoria; come ogni momento in cui la macchina da presa si sofferma su uno sguardo animale, sull'erba mossa dal vento, sull'indifferenza con cui l'acqua si tinge di rosso sangue. È facile per Malick perdersi in fin troppo facili semplificazioni, dalla visione idilliaca dei nativi dell’isola, perfetto stereotipo del buon selvaggio utili solo se contrapposti ai protagonisti, alla rappresentazione di una natura indifferente e fin troppo pacifica (lontanissima dalle grida di dolore evocate da Herzog). Ma è qui che si percepisce la mancanza di direzione o di scopo, una resa verso l’atto stesso del filmare, un parziale abbandono (Malick cade sulle ginocchia, mai a corpo morto) che travolge ciò che ci si aspetterebbe, appunto, da un film di guerra. Ciò che viene narrato non è che un piccolissimo fatto, tassello di un più grande mosaico che a malapena intravediamo. Non hanno un volto i nemici finché non vengono massacrati, ma il massacro stesso cancella il viso dei soldati dopo pochi secondi di umanità morente.

La sottile linea rossa, di Terrence MalickCiò che vediamo in queste tre ore è, in realtà, solo un subplot del girato originale, che raggiungeva le sei ore, e che prevedeva ben altri sviluppi, ben altri nomi da firmamento hollywoodiano da gettare al massacro (non della prima linea ma del montaggio). Siamo quindi di fronte a un frammento ancora più piccolo di quanto già non ci era apparso, ma un frammento che allarga gli occhi per prendersi più spazio possibile. E allo stesso modo allora vaga la nostra mente nel pensare quali distese Malick avrebbe raggiunto in quei metri di pellicola scartata, fino a che punto sarebbe giunta la dilatazione di un infinitesimo punto, per schiacciare ancora di più le minime differenze tra questi soldati, cancellarne ogni residuo di personalità, per unirli nel silenzio della terra, uguali come le croci che adornano la scena finale, fiori bianchi disseminati sull'erba.

 

Titolo originale: The Thin Red Line
Regia: Terrence Malick
Interpreti: Jim Caviezel, Sean Penn, Nick Nolte, Elias Koteas, John Cusack, Adrien Brody, John C. Reilly, Woody Harrelson, Jared Leto, Miranda Otto, John Travolta, George Clooney
Durata: 170'
Origine: USA, 1998