FILM IN TV: "L'anno del dragone" di Michael Cimino

In limine. C'è un momento in questo film di Michael Cimino in cui sembra riflettersi e ripiegarsi tutto il suo cinema, la sequenza in cui il tenente Stanley White/Mickey Rourke si ferma sulla soglia della porta del bagno, della propria casa, in cui è stata uccisa la moglie, a terra sul pavimento bianco c'è una grossa macchia di sangue sulla quale si fissa il suo sguardo e con esso il nostro. Una sequenza dalla quale sembra trasparire un atto estremo di confessione, come quello di chi scopre allo sguardo la propria colpa riconoscendola come debito verso l'altrui (incomprensibile) sacrificio. Quello di Stanley è lo sguardo vuoto e sospeso di chi ha tradito col disamore, mentre il rosso acceso del sangue sull'essenzialità neutra del bianco del pavimento esprime il farsi di una sinestesia che si raggruma intorno ai sensi e che dai sensi scopre il proprio smarrimento e la propria mancanza come omissione. Con L'anno del dragone Cimino ritorna a filmare la traccia "ematica" di una passione irredenta. Qui acquistano significato le poche gocce di vino che cadevano sul candore dell'abito della giovane sposa nelle sequenze iniziali de Il cacciatore, un presagio dal quale emergeva il sentimento liturgico di un rito cultu(r)ale, dolorosamente funerario, perché impossibile da esorcizzare (l'America del Vietnam). Così i reduci, che intonavano sottovoce "God Bless America" al lume di candela, chiedevano umilmente la benedizione del padre per ascendere ai "cancelli del cielo", ma Cimino ha continuato a ritenere impossibile cancellare/ripulire (forse per non dimenticare…) quella colpa che macchiava (e continua a macchiare) il tanto decantato candore della democrazia americana. Eppure la piroetta su se stesso di Stanley strattonato nel finale del film, con la macchina da presa di Cimino vicinissima al suo protagonista, disegna un movimento che vuole negare ogni principio di assimilazione (o di condanna) all'interno della fissità del quadro, rivelando un desiderio di riscatto. Allora la deriva di fronte al non poter non peccare, morire, amare poteva solo esprimersi nella fragilità dell'uomo. Il cancro allo stomaco che, in Verso il sole, consumava il giovane Blue Monroe fino a dissolverne il corpo in uno specchio d'acqua limpidissimo (quasi un nuovo atto di promessa battesimale), una sorprendente sequenza finale, con cui Cimino faceva rivivere il cinema "assoluto" di Ford, nella sua inesauribile attesa (l'attesa del ritorno di Ethan/John Wayne a varcare un'altra soglia). Il cinema di Cimino ci ha sempre lasciato in limine, sulla soglia, proprio come Stanley White con gli occhi fissi su quella colpa originante dalla quale solo può avere un senso l'espiazione e la salvezza.


L'ANNO DEL DRAGONE di Michael Cimino
con Mickey Rourke, John Lone, Ariane, Ray Barry
USA 1985 (136')
Sabato 15 ottobre ore 22:50 Rete 4