FILM IN TV – "L'armata degli eroi" di Jean-Pierre Melville

L'armata degli eroiE’ il 1969. Dopo aver condotto il polar e il suo cinema al punto di non ritorno con Le deuxième souffle (1966) e Le Samouraï  (1967), Melville decide di rimettersi in gioco con un altro genere. Da anni coltiva il desiderio di adattare un romanzo di Joseph Kessel, L’armée des ombres, sugli anni bui ed esaltanti della Resistenza, anni da lui stesso vissuti in prima linea. Ma pur cambiando lo scenario, il risultato non cambia. L’armata degli eroi è l’ulteriore discesa nella complessità di un universo, percorso dalla perenne lotta tra la tensione ideale e il destino. Nel cinema di Melville l’essenziale non è mai l’azione, l’evento che si consuma sempre nell’istante fulmineo. Più importante è tutto ciò che precede (o che segue), il lavoro che porta a quell’azione, quei preparativi all’apparenza ripetitivi, meccanici, e che, però, caricano di senso e di profondità quanto sta per compiersi. Il vero uomo non si vede nella lotta, ma nel modo in cui va ad affrontarla. La sua natura più intima non sarà svelata dall’illuminazione dell’atto finale, ma dalle scintille della miriade di piccoli atti che lo conducono all’incontro con il destino. Così come l’arte del regista non sta nel minimo intervallo di una ripresa, ma in tutto ciò che lo conduce ad essa, a quell’eterna, intransigente preparazione della messa in scena, che è come una molla a cui si dà la carica, per poi liberarne l’energia all’improvviso. Il cinema di Melville è la celebrazione dell’infinitamente piccolo, è il microcinema del gesto infinitesimale, del dettaglio (in)significante, che sfuma, o meglio monta, cresce dentro, fino a farsi sempre più grande, immenso, universale. E’ un movimento del capo, un battito di ciglia, uno sguardo, un riavviarsi il cappello, una mano che sfiora un’altra. Per Melville, allora, anche l’avventura della Resistenza non può che consistere nel lavoro continuo, stremante dei maquisards, nel loro tramare e tremare, nell’infinita attesa dell’istante in cui si decide tutto. I suoi partigiani sono davvero ombre, sempre al lato, nascoste, apparentemente lontane dagli eventi e dalla storia, ma lucidamente pronte a farsi carne nel supremo momento dell’azione e dell’inesorabile morte. Visti al microscopio, film bellico e polar sono ormai la stessa cosa. Raccontano entrambi di un mondo in cui “non c’è più nulla di sacro”, ma in cui è pur sempre possibile riaffermare la propria dignità scegliendo di non correre e di guardare in faccia la fine. Da parte loro, Lino Ventura, Paul Meurisse, Simone Signoret, Jean-Pierre Cassel partecipano al rito, e regalano ai loro gesti la dimensione autentica del dolore, della solitudine, della speranza, del dubbio, della paura. Hanno imparato a racchiudere l’anima dei loro personaggi nel sottile fremito delle labbra. Lavoro improbo, che si porta a compimento a costo di preparazione (ancora una volta), di fatica, sangue, rotture. L’armata degli eroi sarà l’ultimo film in cui Melville e Ventura lavoreranno insieme. Dopo le ferite, l’ultima ora che uccide. Ma che fine straordinaria…

 

Titolo originale: L’armée des ombres

Regia: Jean-Pierre Melville

Interpreti: Lino Ventura, Simone Signoret, Paul Meurisse, Jean-Pierre Cassel, Paul Crauchet, Claude Mann, Serge Reggiani

Durata: 97’

Origine: Francia, 1969

 

Mercoledì 16 luglio, La7 ore 14