FILM IN TV – "L'ultimo spettacolo", di Peter Bogdanovich

Ben Johnson n L'ultimo spettacoloUn cielo fordiano che spacca il cuore per la morte dell’ultimo eroe, Sam “the lion”, un Ben Johnson che sembra avere scolpito in volto la mappa dei segni di un’epoca già morta (attore per cinque film di John Ford e quattro di Sam Peckinpah: come dire dalla nascita alla dolorosa fine di un mito), il vecchio west, the old days. Epoca ormai confinata in un movie theatre deserto, al suo ultimo spettacolo, prima della definitiva chiusura ritmata al suono degli “YIIIYA!” di John Wayne  che guida la sua mandria in Missouri oltre Il Fiume Rosso di Howard Hawks.

Capolavoro assoluto di Peter Bogdanovich. Film raggelato in un bianco e nero immortale eppure già morto: da un lato omaggio intriso della più romantica nostalgia per il passato e dall’altro amarissima copia iperrealista di un originale che non c’è più. L’America lacerata di quegli anni ’70, la Hollywood nuova dei Coppola e dei Cimino, (ri)celebra qui il suo mito western che da “cinema d’azione per eccellenza” diventa movimento bloccato in quel 1952, con la guerra in Corea al suo culmine: il primo conflitto senza gloria della Storia USA. Il tempo e lo spazio, quindi, si fermano come in un ultimo freeze frame nell’immaginaria cittadina di Anarene, dove gli abitanti/fantasmi/archetipi occupano i (cine)ruderi della provincia texana anelando ostinatamente un passato che li ha visti felici. E allora l’unico movimento interno che fa vibrare ancora l’inquadratura rimane quello del vento che spira fortissimo (a inizio e fine film) sulla facciata del cinema Royal, vento che intasa il Cinema e lo rende opaco, poco visibile, “sfocato”. Il film è tutto qui: una rivisitazione furiosamente (iper)realista dove si sente caldissima l’anima di Bogdanovich, che da giovane cinefilo e critico cinematografico passa qui a “scrivere” dietro la macchina da presa i destini di Sonny e Duane (gli strepitosi Timothy Bottoms e Jeff Bridges), due giovani amici senza coordinate e ormai incapaci anche di essere Rebel Without a Cause. Figli di un’America senza genitori – da brividi l’unicoTimothy Bottoms e Jeff Bridges fugace incontro di Sonny col padre, che spezzando un imbarazzato silenzio ha la forza di dire solo “see you” mentre scivola fuori dall’inquadratura – biforcheranno il loro cammino nel ricordo della splendida donna fatale, una Cybill Shepherd di una bellezza accecante, che li ha inchiodati al loro destino. Ma il cinema rimane ostinatamente confinato ad Anarene: la loro breve, felice, non mostrata vacanza in Messico che segnerà la morte del padre spirituale Sam configura quella fuga fuori dal film che non è più possibile. Non ci sono più "nuove frontiere" da esplorare, da Anarene non si sfugge più sembra dire Bogdanovich. E allora non rimane che cantare ciminiamente le ceneri americane: fanno capolino il cielo inglobante di John Ford e gli struggimenti dei disperati losers di Nicholas Ray; la screwball comedy di Minnelli e Cukor e la morale sessuale elegantemente fatta a pezzi (che qui finalmente può venire a galla senza censure); i sontuosi campi lunghi di Anthony Mann e la sconfitta dell’Eroe nella polvere dei “definitivi” Aldrich e Peckinpah. Quel cinema americano non può più esistere per Bogdanovich, e non può più esistere perché la dolorosa morte di ogni mito se l’è portato via per sempre. Via insieme al padre John Wayne e al figlio Monty Clift che duelleranno in eterno su un vecchio schermo di periferia, dove si proietta il loro nostalgico e perenne Ultimo Spettacolo.

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Titolo originale: The Last Picture Show

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Regia: Peter Bogdanovich
Interpreti: Timothy Bottoms, Jeff Bridges, Cybill Shepherd, Ben Johnson, Ellen Burstyn, Sam Bottoms, Randy Quaid
Origine: USA, 1971
Durata: 118'
Venerdì 1 luglio ore 1,30 Studio Universal

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