FILM IN TV – "Macchie solari" di Armando Crispino

macchie solari di armando crispinoUna Roma assolata e afosa è attanagliata da una lunga catena di suicidi, commessi sotto l'influsso allucinatorio di macchie solari che accompagnano, come immagini ritornanti, lo sviluppo di un giallo che guarda alla lezione di Bava e del primo Argento, di cui recupera certi snodi del plot, ma soprattutto un gusto architettonico dell'inquadratura ormai completamente perso dal cinema di genere.

 

Dopo L'etrusco uccide ancora, Armando Crispino torna sul luogo del delitto per firmare – con la fotografia di Carlo Carlini e le musiche dense, quasi mélo, di Ennio Morricone -un'opera che fonde certi internazionalismi tipici del giallo anni Settanta, nella tipologia dei personaggi, come la turista americana, à la ragazza che sapeva troppo di Bava, con una magnifica visione della Città eterna, non solo quinta ma protagonista prepotente dell'intera vicenda.

 

Roma è scandagliata da Crispino in lungo e in largo: dai vicoli trasteverini agli enormi spazi geometrici dell'Eur, esaltati nella loro magniloquenza dalla solitudine agostana. Ma soprattutto lei, Sant'Agnese in Agone – in cui respira il fantasma del suicida Borromini, chiamato in causa come prima illustre vittima delle macchie solari – che attrae fatalmente a sé i protagonisti, diventando l'inevitabile teatro dell'epilogo.

macchie solari armando crispinoIn questo meraviglioso set all'aperto si muove Simona Sanna, specializzanda in suicidi reali e apparenti che, dopo la morte di Betty, fidanzata americana del padre, attempato playboy, si ritrova presto in un vortice in cui il suo oggetto di tesi si trasforma in un incubo reale. La protagonista Mimsy Farmer, reduce dal Quattro mosche di velluto grigio argentiano, è ritratta da Crispino come un'eroina tormentata, che ricorda le algide bionde hitchcockiane e soprattutto la Marnie di Tippi Hedren, con cui condivide un'inappetenza sessuale dalle radici edipiche.

Dal fascino inconscio per il pericolo al dualismo eros-thanatos, al voyeurismo, il film traccia una summa delle figurazioni psicanalitiche del genere e della lezione stilistica dei maestri per rilanciarle giocando d'accumulo: come la lunga catena iniziale di suicidi fra corpi di bambini crivellati e corpi femminili dilaniati, così scorretta e quasi impensabile oggi per una sorta di imborghesimento attaccato anche all'horror più splatter.

 

Macchie solari trae linfa proprio dai contrasti stilistici e tematici: quelli tra una fosca vicenda di gente "perbene", dove tutti i personaggi mostrano lati ambigui o spregevoli (come ne La donna della domenica di Comencini, dalla critica borghese di Fruttero e Lucentini…), e improvvise impennate popolari, flash offerti dai personaggi di contorno; e dal transfert continuo dall'horror al thriller, che trasforma una trama qualunque in un sottovalutato compendio di genere, meritevole di apparire accanto ai nomi più blasonati di una grande e irripetibile stagione del cinema italiano.