FILM IN TV: "Milano calibro 9" di Fernando di Leo

Il primo dei noir di di Leo è un sapiente intreccio di tradimenti e sorprese, ma anche un film di atmosfere cupe e pessimiste, una galleria di volti indimenticabili che si muovono sullo sfondo di una città grigia e opprimente. Domenica 25/9,Raiuno ore 2:45

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Basterebbe solo la magnifica colonna sonora di Luis Bacalov a rendere memorabile questo Milano calibro 9: una struggente rivisitazione di tango, con gli inserti progressive rock degli Osanna. Inizia il film, Milano piazza Duomo, la metropolitana e queste note che immergono immediatamente in un trascinante flusso emotivo. Ma naturalmente c'è dell'altro. Tratto dal romanzo omonimo di Giorgio Scerbanenco, questo primo dei tre grandi noir di di Leo è una sapiente orchestrazione di intrighi, tradimenti e sorprese, ma è anche una sorta di quadro impressionista, in cui l'azione acquista senso nel contesto dell'atmosfera in cui è calata, e qui si tratta di un'atmosfera livida, grigia. Di Leo racconta di un milieu criminale e lo fa guardando alle grandi tradizione di genere americana e d'oltralpe, con un disincanto e una profondità sino ad allora sconosciuti dalle nostre parti. E come sempre accade nei grandi film di genere, la descrizione di un microcosmo, di un ambiente preciso non fa che essere la cifra, la chiave di lettura di un'intera società. In Milano calibro 9 c'è tutto: c'è chi con stoicismo difende strenuamente il proprio onore fino all'ultimo (il personaggio di Chino/Leroy su tutti), c'è chi comanda fondando la propria rispettabilità sulla violenza e la minaccia (l'americano/Stander), ci sono le vittime, c'è il cinico calcolatore (Ugo Piazza/Gastone Moschin), l'istinto brutale (splendido Rocco/Mario Adorf), c'è chi tradisce e chi è fedele, chi predica e chi agisce. E l'occhio di di Leo è di un pessimismo senza appello: tutti sono condannati in un modo o nell'altro a perdere. Certo, alcune cose viste oggi appaiono superflue: i ragionamenti comunistoidi del vicecommissario interpretato da Pistilli c'entrano poco, sembrano messi lì a bella posta, ma, in fondo, quanta gente era così nei '70? E la forza di di Leo sta proprio in questo, nel riuscire a dare credibilità e spessore ai suoi protagonisti senza ricorrere a sofismi psicologici, semplicemente scrutandone i volti e i movimenti, registrandone i silenzi e gli scatti incontrollati, facendoli emergere dalla banalità grottesca dei personaggi di contorno. Ma aldilà dell'interpretazione di uno stuolo di attori grandi pur senza essere primedonne (tanto di cappello a Gastone Moschin, sguardo di ghiaccio e volto vissuto), un personaggio si impone su tutti: Milano. Un noir senza una grande città non ha quasi ragion d'essere, e qui come non mai di Leo riesce "a far vivere" Milano, riesce a coglierne, dai Navigli alle periferie, dal Pirellone alla stazione centrale, l'atmosfera plumbea, il grigiore sporco, quasi una cappa di fatalità e dolore che pesa su tutto… Del resto, i titoli dei film a volte parlano chiaro.

MILANO CALIBRO 9 di Fernando di Leo


con Gastone Moschin, Mario Adorf, Barbara Bouchet, Philippe Leroy, Frank Wolff, Lionel Stander, Luigi Pistilli, Ivo Garrani


Italia 1972, 92'

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Domenica 25 settembre, ore 2:45, Raiuno

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