FILM IN TV – "Mister Hula Hoop", di Joel Coen

tim robbins in mister hula hoop

Nel loro film più costoso i fratelli Coen vollero ricreare le atmosfere di una screwball comedy, attingendo dall’ottimismo fiabesco di Capra e dallo stile scanzonato di Hawks. E, nonostante certe soluzioni affrettate, va riconosciuta la brillantezza di alcune gag, come quelle in cui emerge il contrasto fra un candido Tim Robbins e uno sprezzante Paul Newman. Stasera, ore 21.15, Premium Emotion

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tim robbins in mister hula hoopAlla fine del 1958 Norville Barnes, simpatico e ingenuo neolaureato di provincia, arriva pieno di speranze nella Grande Mela, e trova un impiego come addetto alla posta delle industrie Hudsucker. Caso vuole che proprio pochi giorni prima il presidente si sia suicidato gettandosi dal 45º piano, e che il cinico vice, d’accordo col consiglio d’amministrazione, abbia deciso di nominare un presidente fantoccio – «un idiota qualunque» – che faccia crollare il valore delle azioni perché si possano poi ricomprare a basso prezzo. Norville sembra perfetto. Eppure si rivela meno stupido di quello che sembra, e la sua invenzione – sintetizzata da un cerchio su un foglio, che Norville continua a mostrare con orgoglio senza fornire spiegazioni – avrà un successo planetario. Nasce l’hula hoop.

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Nel loro quinto e più costoso film i fratelli Coen, che scrissero la sceneggiatura con Sam Raimi, vollero ricreare le atmosfere di una screwball comedy degli anni Trenta, attingendo dall’ottimismo fiabesco di Frank Capra e dallo stile scanzonato di Howard Hawks. Così Norville, interpretato da un magistrale Tim Robbins, ricalca l’ingenuità dei personaggi di James Stewart: quella fiducia nel mondo che dopo varie traversie e disillusioni viene infine ripagata. Allo stesso modo il personaggio di Janet Jason Leigh, la grintosa giornalista che si ammorbidisce davanti al candore e alla bontà d’animo, si plasma sulle figure incarnate cinquant’anni prima da Jean Arthur, Rosalind Russell, Katharine Hepburn. Anche la visione manichea che ripartisce il mondo fra arrivisti e idealisti, dove all’inizio dominano gli arrivisti ma poi subentrano gli idealisti, è di sapore vintage, così come i colori cupi che si accostano al bianco e nero dei vecchi film, e a cui i colori sgargianti degli hula hoop fanno da moderno contraltare. O la voice over del narratore, che parte dal presente e ci catapulta subito in un lunghissimo flashback chiarificatore. E fu proprio il paragone con le commedie del passato a raffreddare la critica, che tacciò Mister Hula Hoop di concentrarsi su una confezione patinata ed estetizzante a scapito del brio e della satira sociale degli originali. Ma, accantonando paragoni fuorvianti, va senz’altro riconosciuta la brillantezza della sceneggiatura nella prima parte del film, quando il contrasto fra Norville e lo sprezzante vicepresidente – un imperturbabile Paul Newman – produce gag indimenticabili. Più sbiadita e raffazzonata la parabola discendente del protagonista, a cominciare da quel cinismo posticcio che segue il successo e che risulta didascalico e nulla di più.

 

 

Titolo originale: The Hudsucker Proxy

Regia: Joel Coen

Interpreti: Tim Robbins, Jennifer Jason Leigh, Paul Newman, Charles Durning, John Mahoney

Origine: USA, 1994

Distribuzione: Warner Bros Italia

Durata: 112'

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