FILM IN TV – New York Stories, di Allen, Coppola e Scorsese

Opera collettiva che porta la firma di grandi registi del cinema americano. Il risultato, però, non è sempre all’altezza del nome. Giovedì 19 gennaio, ore 01:05, Rai Movie

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Dalla biografia di Martin Scorsese si apprende come New York Stories sia nato da un’idea di Woody Allen, che nel 1986 propone il progetto a Scorsese e Spielberg; il quale, a causa di impegni, si trova costretto a rifiutare. Il trio viene completato da Coppola.
Se guardato con occhi di oggi, si tratta di un film singolare, quantomeno nella volontà di creare un’opera collettiva che porta la firma dei grandi nomi del cinema, pratica questa che è diventata piuttosto rara: vuoi per difficoltà di carattere produttivo e per motivi di natura creativa, che implicano il mettere insieme sguardi indipendenti e facilmente riconoscibili all’interno di un dialogo comune. In effetti in New York Stories manca proprio quest’elemento: laddove la città dovrebbe costituire il denominatore ideale di raccordo, geografico ed emotivo, dei tre segmenti, appare più come un contenitore di episodi che potrebbero essere, e di fatto lo sono, prototipi di film autonomi. In altre parole Scorsese, Allen e Coppola (in misura minore) sono loro stessi i portatori di un’immagine codificata che nel tempo li ha resi espressione diretta del cinema americano e, per proprietà transitiva, della città di New York a cui sono profondamente legati.

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Ciò è particolarmente evidente nell’episodio di apertura, Life Lessons (Lezioni dal vero), diretto da Scorsese: il regista italo-americano, dagli inizi della sua carriera, ha riservato un posto da protagonista a New York, che prende vita non solo nelle ambientazioni urbane, spesso notturne, ma soprattutto attraverso i personaggi che camminano per le sue strade. Qui abbiamo un pittore astrattista di successo (Nick Nolte) colto in un momento di crisi creativa a pochi mesi dall’inaugurazione della sua mostra; new_york_storie_coppolal’arrivo della sua assistente ed ex amante Paulette (Rosanna Arquette, il volto malinconico di Fuori orario) animerà vecchie gelosie scombussolando la vita di entrambi. A Scorsese basta qualche elemento per tratteggiare la storia: un artista che vive in un ampio loft ricavato da una fabbrica; una musa ispiratrice; un substrato di intellettuali avanguardisti con cui, all’occorrenza, litigare (Steve Buscemi). Come sulla tela, dove si susseguono copiose e rapide le pennellate del protagonista, il registra mostra un’estrema dinamicità con la macchina da presa che si sposta su oggetti, persone e azioni, abbracciandoli nella sua morsa densa e drammatica; il ricorso frequente dell’iris, poi, cattura i dettagli (la bottiglia di whisky, i piedi della ragazza) concentrando lo sguardo dello spettatore su un punto, in un gioco virtuosistico di omaggi al cinema del passato. In fondo Life Lessons è una lezione di vita, e quindi di cinema: i due piani coincidono, si muovono all’unisono, scanditi dal ritmo dominante e incontrollato della musica, dal soft rock dei Procol Harum (con la loro famosissima A Whiter Shade of Pale) alla Turandot di Puccini (Nessun dorma). Scorsese ci guida nel suo processo creativo, che è lo stesso del protagonista, in una ricerca espressiva che non può che trovare il suo epilogo in un trionfo felice e autentico.

Inconsistente appare invece Zoe, l’anello centrale del film, diretto da Coppola e scritto insieme alla figlia Sofia: un ritratto a quattro mani che sembra la brutta copia di una favola per bambini. A essere debole è proprio la sceneggiatura che racconta le peripezie chic di un’adolescente per far innamorare nuovamente i new_york_stories_allengenitori separati (Talia Shire e il nostro Giancarlo Giannini) e sempre lontani da casa per lavoro. I riferimenti all’antichità classica, al fauto e alle sue note che sarebbero in grado di produrre un portentoso elisir d’amore sono poco valorizzati a favore (o a svantaggio) di una messa in scena superficiale, priva di una vera direzione, rapida (e ripida) nel finale, e assolutamente distante dagli alti standard a cui Coppola ci ha abituato.
Cambiamo quindi velocemente inquadratura e gustiamoci l’episodio che conclude l’antologia, Oedipus Wrecks (Edipo relitto). Allen rilegge in chiave spassosa il celebre mito greco impersonando un figlio disagiato alle prese con una madre invadente (Mae Questel) che critica qualsiasi fidanzata le presenti (Mia Farrow). L’umorismo trascende perfino il senso tragico della morte, allorché l’anziana donna scompare in seguito a un gioco di prestigio per poi materializzarsi in cielo – una figura giganteggiante che ferma i passanti per mostrare le foto del figlio da bambino. Peccato che il cinismo tipicamente ebraico di Allen non abbia la sua degna conclusione: nel finale i toni pungenti vengono smussati e il surrealismo cede il passo a una rappresentazione borghese e convenzionale dei rapporti umani.

Titolo originale: Id.

Regia: Martin Scorsese, Francis Ford Coppola, Woody Allen

Interpreti: Nick Nolte, Rosanna Arquette, Steve Buscemi, Talia Shire, Giancarlo Giannini, Woody Allen, Mia Farrow, Mae Questel

Durata: 124′

Origine: Usa 1989

Genere: commedia, drammatico

 

Giovedì 19 gennaio, ore 01:05, Rai Movie

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