Pensavo fosse amore… invece era un calesse, di Massimo Troisi

Un film totale sull’amore, una monografia sui temi del sentimento d’amore che gioca con l’inatteso e l’imponderabile. Mercoledì 16 dicembre, ore 1.15, Iris

..e pure mia moglie voleva cambiare tutto della mia vita, via gli amici, via il pallone, via questo, via quello, poi diceva voglio essere la donna della tua vita, ma se vuoi essere la donna della mia vita mi devi lasciare una vita, dicevo io…

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Amedeo: …Te l’ho detto caro Tommaso, bisogna aspettare e passa, non ci si uccide per amore…
Tommaso: Allora io non mi uccido per amore, mi uccido per impazienza…

…perché siete tutti così sinceri con me… che cosa vi ho fatto di male?
dai dialoghi del film

Se potessimo, trascriveremmo forse tutti i dialoghi di questo film, così quotidianamente esatti nel restituire battuta dopo battuta, il complicato percorso dell’amore, il dovere riaffermarne di continuo la necessità e avere la consapevolezza di non conoscere assolutamente la strada affinché un sentimento così diffuso e così necessario, possa dirsi davvero realizzato nell’animo dei personaggi, ma anche di noi spettatori.
Nel 1991, tre anni prima della sua scomparsa, Massimo Troisi, firmava la regia di Pensavo fosse amore… invece era un calesse, scritto con la fidata Anna Pavignano e sarebbe diventato l’ultimo suo film come regista, prima del doloroso Il Postino, testamento spirituale e poetico di un autore senza tempo.
Pensavo fosse amore… non è un film d’amore, non è la storia di due fidanzati (Tommaso e Cecilia) che stanno per sposarsi e che invece si lasciano, ma poi si ritrovano per non lasciarsi forse più, ma non da sposati, non da marito e moglie, ma è un film totale sull’amore, una specie di monografia in cui l’incertezza delle soluzioni si insegue e si moltiplica. Il film di Troisi, dunque, appare come una specie di manuale d’amore per animi dubbiosi, per amanti insicuri, per coloro che coltivano il dubbio assiduo, sicuramente con molti interrogativi, ma senza risposte o se si preferisce, con molte risposte, ma tutte contraddittorie, come contraddittoria, a volte è la nostra esistenza in cui l’amore

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Pensavo fosse amore..., Neri e Troisi

occupa una parte essenziale. Film dunque pienamente nelle corde di Troisi che ha sempre fondato la sua comicità di attore poliedrico e versatile e il suo personaggio pubblico sulla perplessa insicurezza quale atteggiamento generale della vita, qualità sottovalutata e preziosa che (ce) lo faceva sentire fraternamente vicino nelle sue esternazioni più sincere eduardianamente votate alla sottrazione della parola sostituita dalla intensa ed espressiva mimica anche gestuale, secondo una tradizione popolare pienamente riconoscibile in ogni tratto quasi afasico del suo dialogare.
Pensavo fosse amore…è dunque il frutto di una lunga e meditata riflessione sui temi della coppia, in quell’andirivieni del sentimento che gioca con l’inatteso e l’imponderabile. Chi l’avrebbe mai detto che il cattolicissimo Amedeo (un impareggiabile Angelo Orlando, vera e propria figura burlesca da maschera della commedia dell’arte!) avrebbe avuto una relazione

Pensavo fosse amore..., 1991

con l’esplosiva Flora e che la timidissima e giovanissima Chiara, vera acqua cheta tutta casa e chiesa, coltivasse un “amore” così insano e violento nei confronti di Tommaso e che la sua bella fidanzata Cecilia (Francesca Neri) si facesse abbagliare dalle spavalderie di un improbabile Enea che è l’esatto opposto di Tommaso, ma che Cecilia non potrebbe mai amare.
In questa totale immersione dentro i sentimenti di amori così concreti, in cui ogni personaggio, comparsa, anche occasionale, parla e discute dell’amore (perfino i due fidanzati sotto le palafitte del ristorante sul mare prima che la mdp si rialzi su Amedeo, Flora e Tommaso o i due anziani che attraversano la strada), Troisi non sembra volere lasciare nulla fuori e se il film funziona secondo i canoni di una commedia e non vi sono dubbi che lo sia, le riflessioni sul conflitto tra i sessi o comunque sul conflitto di coppia, non restano inalterati nella loro inevitabile drammaticità. È l’animo di Troisi a trasformare momenti di autentica drammaticità (voglio soffrire e tu mi deconcentri dice Tommaso rivolto ad Amedeo) in squarci di amara comicità e fare trapelare il dramma della solitudine nel personaggio di Giorgio che piange disperato perché Flora lo ha lasciato. In questi quadri istantanei, spogliati da ogni desiderio effettistico, ma carichi di sinceri slanci di schietta umanità, il cinema di Troisi si fa icona del senso comune,

Pensavo fosse amore...

Pensavo fosse amore…

della permeabilità del sentimento più diffuso del mondo nella vita ordinaria di chiunque, come un diffuso contagio che riesca a condizionarne la vita. In questa sua nudità di sguardo, quasi iconografica, spoglia da ogni orpello di intellettualistica interpretazione il cinema di Troisi è assai vicino al primo cinema di Moretti che con la stessa sincerità, ma con effetti sarcastici e acidamente ironici, lavorava ai fianchi i luoghi comuni di un Paese soggiogato da ipocrisie latenti e perbenismi diffusi. Troisi è più interessato alla natura umana, ma l’effetto del suo cinema e soprattutto la sua formula estetica non sono troppo dissimili e lavorano entrambi su una semplicità sintattica che è invidiabile quando riesce a scolpire con nettezza e precisione i termini di una riflessione così accorata.
Tutto viene raccontato in un’ambientazione tanto astratta quanto microscopica – complici le musiche rarefatte di Pino Daniele l’altro grande assente dalla scena italiana – un borgo marinaro, che sembra racchiuso in un pugno che si apre, ogni tanto alla città, un’astrazione di luogo che si accompagna ad una astrazione temporale che valorizza l’idea di un cinema lontano da una realtà contingente e urbana, quasi un universo monotematico, un campus dell’amore in cui l’elegia lascia il posto ai dubbi e il dubbio è l’unica consolazione per il male dell’amore.

 

Regia: Massimo Troisi
Interpreti: Massimo Troisi, Francesca Neri, Antonio Orlando, Marco Messeri
Durata: 113’
Origine: Italia, 1991
Genere: commedia/drammatico

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
5 (1 voto)
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