FILM IN TV – Roma ore 11, di Giuseppe De Santis

Alla base c’è un incidente realmente accaduto a Roma in via Savoia 31 nel gennaio del 1951 alla base anche di Tre storie proibite di Augusto Genina. Oltre 200 ragazze si presentano per ottenere un posto di lavoro da dattilografa presso lo studio di un ragioniere. Sono accalcate nella rampa di una scala e in seguito a un litigio la scala cede. Una muore e molte di loro restano ferite.

Roma ore 11 è uno dei vertici del cinema di De Santis nel modo in cui coniuga la riproduzione della realtà (la sceneggiatura è stata scritta, oltre che dallo stesso regista, anche da Zavattini, Sonego, Puccini e Franchina) e una tensione da dramma quasi da camera, con l’azione stretta in una soffocante unità di luogo dove gli ambienti sono stati ricreati in studio dallo scenografo francese Léon Barsacq.

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lucia bosé lea padovani roma ore 11Le forme del film-inchiesta sono già in apertura. I titoli dei quotidiani sul fatto di cronaca, il rumore della tastiera della macchina da scrivere. Nel bianco e nero dai toni noir di Otello Martelli che aveva già segnato sia Caccia tragica sia Riso amaro, si intravede già un senso di tragica predestinazione, dove le tracce poliziesche sono evidenti soprattutto negli occhi di Carla Del Poggio e nella soggettiva in commissariato dove gli sguardi sono tutti addosso a lei. Del resto, forse De Santis all’epoca era con Germi forse il più ‘statunitense dei nostri cineasti’, capace di alterare percettivamente gli spazi e di ricorrere a quella recitazione straniata degli attori che è un percorso che era iniziato, oltre che con Riso amaro, anche nel precedente Non c’è pace tra gli ulivi.

roma ore 11 de santisC’è l’immagine dell’Italia del dopoguerra, la ricerca del lavoro come ossessione dove lo sguardo di De Santis sembra filmare insieme speranza e disperazione come De Sica con Lamberto Maggiorani in Ladri di biciclette. Da una parte Roma ore 11 è strettamente legato al Neorealismo proprio nel modo di accendere le reazioni delle protagoniste partendo proprio dall’attesa fuori il cancello con l’arrivo progressivo di tutte le ragazze alla ricerca dell’impiego che si accalcano. Per accentuare la verità infatti fanno parte del film tre ragazze che sono state realmente presenti il giorno del crollo. Dall’altra però rappresenta anche il punto-limite, la dichiarata impossibilità del movimento di procedere oltre come era avvenuto in Umberto D. di De Sica. Entrambi i film sono infatti del 1952 e già l’anno prima Renato Castellani, con Due soldi di speranza, iniziava ad aprire la strada alla commedia all’italiana partendo però sempre dal minuzioso studio dei caratteri e dei luoghi.

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roma ore 11 giuseppe de santisRoma ore 11 infatti oltrepassa il movimento già nell’incalzante piano-sequenza in apertura, ma anche nella presenza di una fisarmonica che sembra uscita da un film di René Clair e soprattutto nella capacità di penetrare progressivamente nell’intimità delle protagoniste. Dalla prostituta alla ragazza timida che ha bisogno della madre, dalla governante in cerca di riscatto e indipendenza alla ragazza di Viterbo che farebbe di tutto pur di ottenere un posto, dalla ragazza messa incinta dal suo precedente datore di lavoro a quella proveniente da una famiglia benestante che però non vede di buon occhio la sua relazione con un uomo appartenente a una classe sociale inferiore, da quella che cerca disperatamente il lavoro perché anche il marito è disoccupato fno a quella che ha doti canore, De Santis costruisce un film corale oggi ancora di una modernità sconvolgente, che sa utilizzare al meglio le attrici (oltre la Del Poggio, anche Lucia Bosé, Lea Padovani, Elena Varzi e Delia Scala mentre restano, come riflessi potenti, gli occhi di Raf Vallone e Massimo Girotti che sono quasi il riflesso di quello che sta accadendo, nella storia narrata e in quella privata), che non risente della volontaria frattura in due parti (la prima nella palazzina e la seconda in ospedale dove emerge anche una critica sociale con le ragazze che si devono pagare le cure). Ma al tempo stesso si spinge anche nelle zone di un realismo fantastico negli sguardi tra una delle ragazze in fila e un marinaio. Sono separati. Si guardano. Passa l’autobus. Lei pensa di averlo perso. Ma lui è ancora lì. Quasi degli echi sentimentali che tornano successivamente, tra Luciano Emmer e Peter Bogdanovich. Tutte le anime di un film ferreo nella sceneggiatura ma in realtà pieno di zone di fuga, che si apre incessantemente come un ventaglio e si richiude. Diretto da uno dei cineasti forse meno riconosciuti del periodo, tra quelli che amavano rischiare anche se incorrevano poi in delle cadute come in Giorni d’amore. Con Roma ore 11 riusciva invece a conciliare anche delle esigenze apparentemente contraddittorie, mantenendolo in miracoloso (dis)equlibrio.

Regia: Giuseppe De Santis

Interpreti: Lucia Bosé, Carla del Poggio, Elena Varzi, Lea Padovani, Delia Scala, Raf Vallone, Massimo Girotti, Paolo Stoppa

Durata: 105′

Origine: Italia 1952

Martedì 19 luglio, ore 8.30, Rai Movie