FILM IN TV – Rusty il selvaggio, di Francis Ford Coppola

Così come le nuvole che migrano incessantemente spinte dal vento, gli uomini vivono e cambiano, perdono e vincono, lottano ogni giorno per ambire a qualcosa di migliore. Non è un caso se proprio il cielo, immobile e imperturbabile nel suo continuo ed etereo flusso, introduca una delle pellicole più riuscite e mai troppo citate di Francis Ford Coppola.
Rusty il selvaggio è un viaggio, in cui i protagonisti si muovono come spinti da un vento emotivo e rabbioso, che spinge ad amare e odiare in un eterna lotta per ottenere presunti scampoli di felicità. E’ il percorso di Rusty, giovane scavezzacollo erede grezzo del James Dean ribelle di Gioventù bruciata, in un mondo di violenza e illusione, dove le uniche speranze per una vita migliore sembrano risiedere nell’illegalità, nella continua corsa del gatto che mangia il topo, di essere per forza un “qualcuno” in un microcosmo sociale arido e sporco, antenato a suo modo delle bande sprezzanti di matrice hilliana.

Coppola cita e ricita, da Welles all’espressionismo tedesco, aggiornando e riplasmando il mezzo Cinema a suo piacimento, con una semplicità sconcertante, naturalezza che sfocia a più riprese nella perfezione stilistica adattata alla storia e ai suoi protagonisti. Il “finto” bianconero, genialmente introdotto dal difetto alla retina del personaggio di Rourke, dove unico a vivere di contaminazioni cromatiche è il pesciolino (rumble fish) del titolo originale, si rivela il più fulgido dei mezzi visivi e metaforici per raccontare questa storia al limite di figure emarginate, tra luci e ombre mai così vive, capaci di esprimere toni intensi e drammatici che rispecchiano una realtà, pur con i suoi estremi cinematografici, che esiste ma si evita di osservare. Nessuno è perfetto, si vive di chiaroscuri in una sorta di sottoregno che ha più di una reminescenza con quello animale, ed ecco perciò che la figura “paterna” del fratellone maggiore, un mastodontico Rourke che stava progressivamente emergendo nella prima parte della decade ottantesca, assume un significato doppio, mentore e dannato, esempio di vita nel suo sguardo da antieroe noir. Il paradiso dannato e ambito è tutto nella California narrata, luogo idealistico che vive nelle tormentate parole del Motorcycle Boy. E così l’unica svolta morale in un mondo fatto di sogni, di fugaci rapporti di amore sincero e “immaginato” con la donna della vita, una giovane e incantevole Diane Lane, unico appiglio, perduto, di possibile redenzione dagli infausti giorni di odio e decadenza. Nelle difficoltà di una famiglia al limite, nella mancante presenza materna e negli occhi e nelle vene piene d’alcool del padre derelitto, attraverso lo sguardo sormione e lucidamente consapevole di un superbo Dennis Hopper, il rapporto tra i fratelli si rivela la fondamenta più solida dell’intero arco narrativo, fino a raggiungere il suo apice nel cupo e a suo modo liberatorio finale. E Matt Dillon reduce dal coevo I ragazzi della 56° strada, sa come muoversi tra sesso e droga, tra violenza e amore, rivelandosi uno dei più disincantati e melanconici ribelli che oggi Hollywood sembra aver chiuso a chiave in un cassetto, in attesa di un nuovo selvaggio che solchi le strade americane.

Titolo originale: Rumble Fish
Regia : Francis Ford Coppola
Interpreti: Matt Dillon, Mickey Rourke, Diane Lane, Dennis Hopper
Origine: USA, 1983
Durata: 94’
Mercoledì 15 dicembre, ore 23.20 Studio Universal