FILM IN TV: "Schegge di paura" di Gregory Hoblit

Nel film Gere è Martin Vail, brillante ed arrogante avvocato di successo, pronto a tutto pur di comparire sotto le luci dei riflettori dei mass-media. Al punto da prendersi l'incarico di difendere un giovane chierichetto senza soldi accusato dell'omicidio di una delle figure ecclesiastiche più in vista di Chicago. Giovedì 17 novembre ore 23:10 Rete 4.

Imperante sin dall'epoca del muto, il "cinema d'attore" si affermò soprattutto negli anni trenta, quando brillanti e astuti produttori (i veri autori di molti film dell'epoca, come Selznick che per Via col vento cambiò ben tre registi) letteralmente inventarono la categoria di 'star', attori e attrici di particolare efficacia e carisma, da convogliare sul loro solo nome migliaia di spettatori nelle sale. Da allora ad oggi Hollywood è completamente cambiata, la stessa capacità di fascinazione dell'industria non è più quella dell'epoca d'oro, ma persiste tuttavia la figura della star. Non siamo più nello 'star system' degli anni trenta-quaranta, ma attori come Stallone, Schwarzenegger, Harrison Ford, Robin Williams e altri, costituiscono quasi un genere a sé. Richard Gere è uno di questi, e i suoi film hanno successo quasi esclusivamente per la sua particolare forza attrattiva.

Certo il quarantasettenne attore di Philadelphia non interpreta più un ottimo film da oltre dieci anni, e sono lontani i tempi di American Gigolo, I giorni del cielo, Breathless. Ma dopotutto i grandi successi gli sono arrivati con pellicole non eccelse come Ufficiale e gentiluomo, Analisi finale, Mr Jones, e soprattutto Pretty Woman. Questo Schegge di paura è totalmente costruito su Gere, che compare sullo schermo dalla prima all'ultima scena. Il produttore Lucchesi e il debuttante regista Gregory Hoblit (che però ha alle spalle tanta esperienza di televisione, con serie di successo come Hill Street giorno e notte), con gli sceneggiatori Steve Shagan e Ann Bidermann, hanno tratto da un romanzo di successo il ruolo giusto per lui. Gere è Martin Vail, brillante ed arrogante avvocato di successo, che è pronto a tutto pur di comparire sotto le luci dei riflettori dei mass-media. Al punto da prendersi l'incarico di difendere un giovane chierichetto senza soldi accusato dell'omicidio di una delle figure ecclesiastiche più in vista di Chicago. Il ragazzo è stato trovato con gli abiti macchiati di sangue, mentre scappava dal luogo del delitto, un caso praticamente chiuso. Ma Vail inizialmente per scommessa e per desiderio di apparire, poi sempre più per effettiva convinzione, si appassiona al caso e riesce alla fine a salvare il giovane dalla condanna. In questa battaglia egli si scontra da un lato con il suo ex capo procuratore Shaughessy, uomo potente implicato in molti grandi affari della città, dall'altro con la sua ex amante, ora pubblica accusa, Janet. Ma la sua battaglia, che pure alla fine si rivelerà vincente, avrà un retroscena davvero inquietante, che metterà profondamente in discussione tutti i dettami etici di Vail.

E' curioso ed emblematico che gli ultimi film 'da tribunale' del cinema americano (pensiamo a Il giurato, ad es.) abbiano tutti degli imputati colpevoli salvati dalla bravura di qualcuno che per motivi diversi si appassiona al caso. Lì era una giurata ricattata, qui un penalista in cerca di gloria. In entrambi i casi la giustizia ne esce piuttosto male, evidentemente negli States la fiducia verso l'amministrazione della giustizia negli ultimi tempi sta segnando il passo (oppure è una sottile campagna conservatrice contro "il diritto"?).

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Shegge di follia di Gregory Hoblit (USA 1996); con Richard Gere, Laura Linney, John Mahoney, Alfre Woodard, Frances McDormand, Edward Norton; giovedì 17 novembre ore 23:10 Rete 4

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