Film in TV: "Silkwood" di Mike Nichols

Quando il passato millennio aveva imboccato la strada che lo avrebbe portato dritto al duemila, il cinema riscoprì le paure di quel futuro sconosciuto che pareva incombere minaccioso. Tecnologia incontrollata e futuribili meccanismi di persuasione occulta apparivano gli spauracchi del futuro. Il cinema raccolse a piene mani queste fughe in avanti e ne cristallizzò le angosce in una innumerevole serie di film che dall'horror al dramma toccavano i nervi scoperti di una società più alla ricerca di risposte che di fondate domande.


Chi del disastro nucleare fece materia narrativa, preannunciando quel 26 aprile 1986 che costrinse il mondo ad interrogarsi, con la fondazione della nuova era della paura del nucleare civile, restando quella del militare materia ormai consolidata e metabolizzata, confezionò opere come Sindrome cinese (1979) e Silkwood (1984). Ma mentre il primo resta una sorta di archetipo del film di denuncia sugli effetti del nucleare, non così avviene per il film di Nichols che nella vicenda inserisce ben altre variabili narrative, altri fondamenti che non possono essere esclusi per una puntuale selezione tematica.


Ciò che è, ciò che non è Silkwood che da personaggi reali dipana una trama drammatica che affonda le proprie radici narrative nella vita privata di Karen (Meryl Streep) che vive con il proprio uomo (Kurt Russel curiosamente attore anche in Sindrome cinese)) e con un'amica (Cher), lo si intuisce dalla subito dalla visione del film. Nichols si concede una fuga drammatica a tutto tondo per un impegno civile che fa il paio con Comma 22, per lui autore che ha spesso sigillato le proprie opere con un preciso marchio romantico e che qui, svincolato da un proprio cliché, pare comunque trovarsi a proprio agio.


La vita privata di Karen è la pista fondamentale in cui si inserisce, a seguire, la sua vicenda "politica". Una vita per certi versi sentimentalmente disordinata, il pessimo rapporto con i figli nati dal primo matrimonio, ne è un esempio chiaro, l'incertezza che cova nel rapporto con il compagno con cui vive, l'idillio amoroso con il sindacalista, costituiscono evidenti sintomi di una ricerca sentimentale inappagata e la scelta dell'impegno civile, che drammaticamente porrà fine alla propria esistenza, è un altro segnale di quel cupo stringersi di un cerchio che la vede prigioniera di un presente privo di ogni stimolo vitale e un futuro incerto e sconosciuto. In Silkwood, opera quindi insospettabilmente introspettiva, vanno riconosciuti quei segnali, che negli anni futuri avremmo imparato a comprendere, e che ci comunicano di una crisi più generale che coinvolgeva alcune certezze minando alle basi la vita quotidiana personale e quindi delle nostre società. Oggi, che conviviamo con questa perenne crisi, guardiamo a questo film con lo stesso trasporto con cui si guardano le vecchie foto di famiglia. Utilizziamo quello sguardo per cercare, nel passato, le spiegazioni per questo presente.


Così nel film di Nichols, lo si comprende bene, il rapporto con il tema nucleare è solo un incastro strettamente relazionato alla vita della protagonista che costituisce, invece, l'unico vero fulcro e tema dominante della vicenda. È nella solitudine che Karen Silkwood perde la vita, quella solitudine che sembra un tratto assolutamente costitutivo della sua esistenza e che la ricaccia in quello stretto passaggio in cui non potrà avere scampo. 

SILKWOOD (USA 1983)
Regia: Mike Nichols
Interpreti: Sudie Bond, Charles Hallahan, Kurt Russell, Diana Scarwid, Ron Silver, Josef Sommer, Meryl Streep, Fred Ward
sabato 8 luglio ore 20:30 La 7.