FILM IN TV – Splendore nell’erba, di Elia Kazan

Splendore nell'erba, Elia KazanSe davvero esistesse una classifica per valutare i melodrammi del cinema Splendore nell’erba (1961) di Elia Kazan occuperebbe uno dei primissimi posti.

 

Prototipo di una storia d’amore impossibile, il film di Kazan è pienamente inserito dentro la corrente di quel cinema che si sviluppò negli anni ’60, in era kennediana, in cui gli elementi di sicurezza e di benessere facevano nascere riflessioni su un passato differente e tormentato, dando origine a riflessioni che sotto la patina del melodramma, come in questo caso, analizzavano, sia pure indirettamente, i temi di un Paese ossessionato dai fantasmi. Elia Kazan, la cui controversa biografia ha rischiato di offuscare la sua opera complessiva, grazie alla sua estraneità culturale, restava un osservatore attento e sempre coinvolto dentro i fatti americani. Nasce su queste basi Splendore nell’erba quasi un prototipo di melodramma, dai tratti intensi e profondamente legato oltre che ad una tradizione ricca e variegata, anche a quella idea nostalgica di un passato che non può tornare.

La storia d’amore tra Bud, Warren Beatty al suo esordio, e Deannie, Natalie Wood, è ostacolata dalla famiglia di lui che non vede nella ragazza il futuro di Bud. Le inibizioni di Deannie contribuiscono a causare la rottura tra i due. Il film è ambientato negli anni ’30 e la grande depressione economica fa da scenario alla mutata vita dei due amanti che dopo alcuni anni e molte vicissitudini, si ritroveranno ciascuno con le proprie vite e con una grande nostalgia di quel loro passato amore.

Splendore nell’erba, che mutua il titolo dai versi di una poesia di William Wordsworth, ha un forte potenziale emotivo in cui i segni del melodramma sono accesi e le interpretazioni dei due giovani protagonisti compiono il miracolo imprimendo ai personaggi un’energia e una credibilità non comuni. Non è casuale a questo proposto la candidatura di Natalie Wood all’Oscar, per questa interpretazione. Le fu preferita Sofia Loren per La ciociara. Film essenzialmente di sentimenti oppressi, dalla morale e dall’ipocrisia, dalle convenzioni e dall’ignoranza. La debolezza di Bud, si incontra con la fragilità di Splendore nel'erba, 1961Deannie ed entrambi non sanno riconoscere la forza che li lega e su queste debolezze hanno la meglio regole sociali dissennate e stucchevoli, di sconcertante falsità. Il film diventa struggente nella sua epica melodrammatica, ma mai banale, proprio per la credibilità dei personaggi, le tensioni sembrano esasperarsi e la scrittura riesce a consolidare l’assunto melodrammatico.

Ma Kazan, attraverso i tormenti dei suoi giovani amanti e le traversie che le reti sociali frappongono, mette in scena non soltanto i sentimenti e il furore di un amore mai realizzato, ma fa scorrere, tra le righe del racconto, i fantasmi di un paese oppresso dalla paura, che maschera con il perbenismo i desideri sotterranei che non sono solo di una generazione. Il melodramma ci ha consegnato in quegli anni forse una delle più lucide analisi di una società opulenta in preda alle paure, schiacciata dai suoi sessi vizi segreti e ossessionata da un puritanesimo ipocrita di cui ancora si sentono gli echi e si guardano, stupiti, gli effetti.

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    Bellissimo film, ma straziante come pochi. Lo si guarda nella speranza che almeno il finale riunisca i due protagonisti ma è proprio nelle ultime battute che arrivano le lacrime: i due si amano ancora ma ormai sono legati ad altre vite e lo strazio e la nostalgia aggrediscono lo spettatore che, sconsolato, pensa che forse era meglio non vederlo, il film. Sceneggiatura e Natali Wood da oscar.