FILM IN TV: "Sugarland Express" di Steven Spielberg

Sugarland Express prende spunto da una storia vera e si inserisce, produttivamente parlando, all'interno di un filone assai in voga a cavallo tra gli anni '60 e gli anni '70, ovvero quello del "road movie" e dei "giovani arrabbiati" e in lotta contro il mondo. Film come Easy Rider, La rabbia giovane, Gang e Punto zero, avevano avuto un certo successo soprattutto tra i giovani, sempre più componente essenziale del pubblico cinematografico. Spielberg però non si limita a stare dentro il filone, con l'occhio furbo attento al sensazionalistico e alla "critica della violenza della società americana", magari mentre ne fa un ritratto da cartolina, spot turistico internazionale. No, il regista di Cincinnati sceglie l'impianto metaforico della fiaba moderna, che in qualche modo seguirà in tutto il suo cinema a venire. Lou e Clovis, la coppia fuggitiva con poliziotto rapito alla ricerca del proprio bambino affidato ad un'altra famiglia, sono "dei ragazzini" come dirà con fare paternalistico il Capitano Tanner (Ben Johnson), due ingenui bambini che cercano di riprendersi il loro giocattolo amoroso. E tutto il film è costruito sul gioco, su questa sorta di infanzia perduta (dell'America?) che traspare in ogni momento della storia. Dalla fuga rocambolesca alla sparatoria folle con i rozzi texani, alle risa di fronte al cartoon Roan Runner, alla complicità che si scatena con "l'altro bambino", il giovane poliziotto Slide.

C'è tutto il romanzo di formazione americano dentro questa fuga dolce, folle e disperata, eppure così giocosa e alla fine drammatica, di questi due ragazzi "squilibrati", che hanno un solo desiderio di normalità, ma che la loro adolescenza passata in carcere non gli permetterà mai più. Clovis a un certo punto chiede a Slide se può diventare un poliziotto e l'agente deve spiegargli che no, non è possibile con precedenti penali, mentre Lou confesserà a Slide di essere diventata donna in carcere. Sono angeli perduti, Lou e Clovis, alla ricerca di un sogno, quello americano, che non appartiene proprio a tutti, anche se così doveva essere per i padri fondatori.