FILM IN TV: "The Mask 2" di Lawrence Guterman

il risultato finale è un'ora e venti di corse e trottole, di balletti e deformazioni facciali, di ritmo veloce, velocissimo. Sabato 12 Maggio, 20:50 Italia uno

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Immaginiamo che il film di Lawrence Guterman, Son of the mask, sia un film originale, senza prequel e senza seguiti, tutto incentrato su uno stile cartoon e su gags visive dalla computer grafica assordante. Un'esperienza cinematografica sperimentale, che avrebbe tutte le ragioni d'esser  ricordata nei libri di cinema, se non per la sua mediocre regia, senza dubbio per la sua spiccata atipicità.

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Immaginiamo ora che lo stesso film, ribattezzato in Italia The Mask 2, sia per l'appunto il secondo capitolo di un cult della commedia americana, omaggio ai cartoni animati classici, tutto incentrato su gags visive e dalla computer grafica assordante. Tutto qui.

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Il risultato cambia, eccome.


Perché se dieci anni fa il successo dello spumeggiante damerino verde di The mask era tutto affidato all'irresistibile faccia di gomma di Jim Carrey, questa volta l'esito sarà da meno, lasciando lo stesso compito ad una sceneggiatura tanto facile quanto banale, e ad una recitazione che neanche lontanamente risulta essere efficace.


Cosa ci sia finito a fare Bob Hoskins, già cresciuto tra cartoni animati ben più apprezzabili (Chi ha incastrato Roger Rabbit?) in questa pellicola, è poi una domanda interessante da porsi.


Il ruolo della maschera, stavolta più irritante che esilarante, è affidato a Jamie Kennedy (Scream, Scream 2), che nel film interpreta un giovane disegnatore di cartoni, lanciato nell'esperienza più sconvolgente della sua vita: l'esser padre.


Lo stesso Guterman (Come cani e gatti) ha ammesso di aver creato questo film in seguito alle sue esperienze da neo-papà, per testimoniare quanto difficile sia il rapporto con i figli nell'età infantile. E' ovvio che le situazioni siano portate qui agli estremi paradossali. Il baby protagonista (Ryan Falconer), metà bimbo metà grafica-computer, infatti, ha nel suo dna i geni della maschera e trascinerà il giovane genitore in una serie di drastiche situazioni da plot animato, che prese singolarmente risulterebbero perché no efficaci, ma che accantonate una dietro l'altra scadono inevitabilmente nella noia totale.  


Il tentativo doveva essere forse quello di camuffare il debole lavoro di scrittura del dinseyano Lance Khazei, questa volta latente di singolarità.


Risultato finale: un'ora e venti di corse e trottole, di balletti e deformazioni facciali, di ritmo veloce, velocissimo, super macchine da supereroi (kitsch!), dialoghi scialbi ed effetti visivi troppo, troppo eccessivi da assicurare all'intera pellicola la nomination al Razzie Award nella categoria "peggior film dell'anno".


Anche l'antagonista Loki, alias Alan Cumming (Spy kids, i Flintstones Viva Rock Vegas), incaricato dal dio padre Bob Hoskins di recuperare la maschera, risulta essere nient'altro che una comparsa al servizio dell'immagine computerizzata, a dimostrazione di come troppo spesso gli attori stiano diventando un pretesto, un presenza senza dote sulla quale lavorare d'effetti speciali.


E' allora chiaro che non basta dipingersi la faccia e chiamarsi Tim Avery per diventare un cartone animato. Per questo l'unico plauso per questo film non può che andare a chi non ha mosso neanche un dito per la sua creazione; stiamo parlando del suo originale protagonista, il Jim Carrey di dieci anni fa, mister faccia di gomma, e dell'ottima scelta da lui adoperata di togliersi la maschera verde prima che questa prendesse il sopravvento sulla sua persona.

Titolo originale: son of the mask


Regia: Guterman Lawrence


Interpreti: Jamie Kennedy, Alan Cumming, Bob Hoskins, Traylor 


Howard, e Ryan Falconer


Durata 94 minuti


Produzione USA 2005

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