FILM IN TV – The Store – Grandi Magazzini, di Frederick Wiseman

The Store - Grandi Magazzini, di Frederick WisemanNella ricca filmografia di Frederick Wiseman, The Store occupa un ruolo particolare. Sebbene non sia uno dei titoli più conosciuti, la sua vicenda produttiva, più che il film in sé, lascia un'importante impronta nella carriera del regista. Il documentario arriva, con notevoli difficoltà, dopo l'insuccesso della prima incursione del regista nel campo della fiction, Seraphita's Diary. Insieme al precedente documentario, Models, i tre film segnano una differente traiettoria nella ricerca del regista: se i suoi primi, più celebrati lavori, da Titicut Follies a Welfare, documentavano gli strati più poveri e disagiati della società, la macchina da presa si concentra ora sul lato opposto, sullo sfarzo, la ricchezza e il commercio.

 

The Store presenta infatti la sede della Neiman-Marcus, celebre catena di grandi magazzini di lusso, nella texana Dallas, celebrata dall'omonima serie tv che in quegli anni spopolava in ogni salotto di casa. Non è un caso, forse, che nonostante le enormi difficoltà economiche incontrare da Wiseman nella realizzazione del documentario, esso sia il primo nella sua carriera ad essere girato a colori. Il negozio stesso, a detta del regista, sembrava essere "un set cinematografico da 20 milioni di dollari", un'occasione più unica che rara per un documentarista abituato a ben altri standard lavorativi. Ma ciò che risulta subito evidente è che lo sfarzo estetico, le luci soffuse, il lusso ostentato, le innumerevoli superfici riflettenti, catturate alla perfezione dalla muta camera di Wiseman, non riescono in alcun modo a compensare l'enorme vuoto celato dietro ogni sguardo. Che l'oggetto di osservazione siano i negozi effettivi o le sale riunione dove i dirigenti istruiscono i dipendenti sul metodo migliore per vendere i propri prodotti (e il continuo passaggio tra i diversi livelli dell'edificio attraverso le porte scorrevoli degli ascensori è un palese affresco di un'ennesima gerarchia sociale riproposta in piccola scala), ogni interazione umana ha come oggetto la transazione economica, il dispendio, la manifestazione del benessere. Dagli esercizi impartiti alle commesse, training a muscoli facciali e mani per poter tenere per tutto il giorno un sorriso falso sulle labbra e battere più velocemente gli scontrini, ai clienti che tergiversano su quale tipologia di pelliccia The Store - Grandi Magazzini, di Frederick Wisemancomprare, fino alle lezioni di life coaching dei dirigenti (i cui motti rieccheggiano in forma altrettanto inquietante sulle labbra del protagonista del ben più recente Nightcrawler, in una spietata evoluzione/incarnazione dello spirito capitalistico): le persone cessano di essere umane per diventare solo fonti di arricchimento. Il cortocircuito è innescato dallo squarcio evidente tra il metodo di lavoro non intrusivo e il più possibile neutrale di Wiseman e l'aperta falsità degli abitanti di questo microcosmo.

 

Tutti recitano, non per la macchina da presa ma per se stessi. La ripetitività nelle loro parole e gesti è evidente innanzitutto a Wiseman stesso, che qui più che in altri lavori rimescola le carte in tavola in fase di montaggio, generando numerosi rimandi interni, spezzando una stessa scena in diversi punti e andando così a comporre un mosaico di impietosi frammenti che, seppur a loro modo datati, raccontano ancora alla perfezione una delle innumerevoli facce dell'America.

 

Titolo originale: The Store
Regia: Frederick Wiseman
Origine: USA, 1983
Durata: 118'