FILM IN TV – "Top Gun", di Tony Scott

I giudizi su Top Gun sono stati inevitabilmente limitati dal particolare frangente storico in cui il film è stato prodotto. La sua evidente impostazione retorica lo ha condannato al marchio d'infamia del reaganismo e ha affossato la possibilità di un'analisi meno superficiale. Le accuse di propaganda guerrafondaia non sono più politicamente opportune e ormai tradiscono tutta la loro velleitarietà. L'ideologia del film non è necessariamente il suo punto di vista e la sua rilevanza è soltanto una parte di un lavoro più ampio di definizione iconica. La necessità di darsi una precisa immagine di copertina ha percorso gli eighties molto più che ogni altra epoca cinematografica.

I film di quel decennio non sono identificabili per l'umore delle storie oppure per la qualità della recitazione degli attori: la loro estetica si è costruita attraverso l'esteriorità. La matrice militarista della sceneggiatura è soltanto una componente di una vasta operazione di assemblaggio di elementi che andavano di moda. Il film non condivide necessariamente l'idea che l'aviazione americana sia invincibile: la propone perchè la vasta operazione mediatica che voleva rimuovere il disastro vietnamita funzionava. Un abile produttore come Jerry Bruckheimer non poteva lasciarsi sfuggire una tale risorsa perchè in quel momento era la garanzia del successo commerciale.

Top Gun è diventato un caso rappresentativo del cinema americano di quegli anni e questa posizione emblematica non è una questione di contenuti. La storia del pilota che deve entrare nella migliore accademia di cacciabombardieri americana ha uno sviluppo abbastanza scontato. Il percorso di formazione di Tom Cruise è una componente standard della formula segreta per compiacere quel tipo di pubblico. Jerry Bruckheimer conosceva bene l'equazione del protagonista che lotta con tutte le sue forze e contro tutti i pronostici: la sua esecuzione esemplare era stata il segreto del trionfo di Flashdance di Adrian Lyne. La vera forza di persuasione del film si fonda sulla bellezza degli oggetti e dei corpi e non è un caso che i registi che hanno dato un'impronta indelebile su quel cinema provenissero dalla pubblicità. Il machismo di Tom Cruise è fastidioso ma diventa accettabile perchè il film mette in moto un meccanismo perfetto di presentazione.

Tony Scott è perfettamente a suo agio in questo compito della messa in scena e non prova nemmeno ad innescare l'empatia con il protagonista. Il regista crea il bisogno di sentirsi come l'eroe attraverso un'accurata selezione degli oggetti che possiede. Tom Cruise non è un personaggio ma è un testimonial che stimola le mancanze dello spettatore: la competizione con gli altri allievi dell'accademia non si fonda sulla virtù umana ma sulla loro esibizione superomistica. Tony Scott fa la stessa cosa con gli aerei che vanno oltre la velocità del suono: la preziosa collaborazione con la marina non viene sfruttata soltanto per girare delle efficaci riprese aeree. Gli inseguimenti e le acrobazie nei cieli devono essere soprattutto affascinanti: i caccia non devono essere rischiosi ma devono essere irresistibili.

Top Gun è un passo necessario per capire la vera ossessione del cinema americano degli eighties: la profondità delle storie viene sacrificata sull'altare della loro fotogenia. Il film di Tony Scott non cerca delle battute memorabili e al massimo ha bisogno di canzoni come Take My Breath Away di Giorgio Moroder: quello che vuole trovare sono delle immagini che non si dimenticano.

Titolo originale: id.

Regia: Tony Scott

Interpreti: Tom Cruise, Kelly McGillis, Anthony Edwards. Meg Ryan, Val Kilmer, Tom Skerrit, Michael Ironside, Rick Rossovich

Origine: USA, 1986

Durata: 110'