FILM IN TV – Totò, Peppino e la… malafemmina, di Camillo Mastrocinque

Mezzacapa: A Milano quando c'è la nebbia non si vede

Totò: E chi la vede?

M: Cosa?

T: Questa nebbia dico…

M: Nessuno

T: Ma se i milanesi a Milano quando c'è la nebbia non vedono, come si fa a vedere che c'è la nebbia a Milano?

Dai dialoghi del film

 

Totò, Peppino e la ...malafemmina, Mastrocinque, 1956Aveva ragione Maurizio Grande quando affermava: La messa in crisi dell'identità in Totò sembra un fanciullesco e felice modo di sfuggire ai meccanismi sociali della sopraffazione e alle costrizioni di una cultura estranea e fasulla, troppo lontana dagli istinti primari e dal desiderio di mutare per ricominciare sempre da capo. (La commedia all'italiana, Bulzoni). Totò, principe povero e artista ricchissimo, si è fatto con il cinema e l'avanspettacolo, figura complessa e d'avanguardia, esempio inimitabile di una comicità colta e popolare, sottile e leggera, di immediata percezione eppure così nonsense e quindi alta e sofisticata, unica e multiforme, multidirezionale. Per l'appunto una comicità primordiale quando architetta le sue gag mimiche, le sue leggendarie improvvisazioni, una comicità strutturata quando gioca a rimpiattino con la parola.

Generalmente incompreso durante la vita – restò profetica la sua frase su quello che sarebbe accaduto per lui dopo la morte – frequentò, tranne che nel finale di carriera, un cinema che oggi definiremmo di serie “B”, se non inferiore, film che però riempivano le sale. Ma all'epoca la critica laureata così liquidava, ad esempio, Totò, Peppino e la…malafemmina: Una farsa grossolana urlata in dialetto napoletano dalla prima all'ultima scena (…). E' avanspettacolo e fumetto della peggior qualità, né la presenza di bravi attori come Totò e Peppino De Filippo si fa avvertire, almeno sul piano della buona recitazione. (Vice, "Avanti!", 9/9/1956). Senza riuscire a cogliere la modernità e della comicità di De Curtis e il lato lunare di un canovaccio farsesco di questo indimenticabile film.

Era questo il cinema che serviva ad esaltare la comicità di Totò e dei suoi comprimari, quello che che lasciava ogni libertà di Totò, Peppino e la ...malafemmina, Dorian Grayimprovvisazione fino a mettere in ombra ogni altro elemento della composizione cinematografica compresa la regia e la messa in scena, per lasciare spazio libero all'arte magnetica di Totò che attraeva su di se ogni attenzione dello spettatore.

Oggi ricordiamo quei film, come “il cinema di Totò”, dimenticandoci, colpevolmente, degli onestissimi artigiani come Camillo Mastrocinque, il regista di questo film, romano attivo per circa quarant'anni con una filmografia ricchissima che comprende poco meno di settanta titoli. Totò, Peppino e la…malafemmina è del 1956. Qui Totò è in coppia con Peppino De Filippo nei rispettivi panni del furbo donnaiolo spendaccione che vive alle spalle del fratello tontolone, ma risparmiatore e spilorcio.

I fratelli Caponi (Totò e Peppino), che vivono nella campagna partenopea, sono preoccupati poiché il loro nipote (Teddy Reno), figlio della sorella (Vittoria Crispo), che studia a Milano ha conosciuto una giovane attrice di avanspettacolo (Dorian Gray). I due fratelli e la sorella partono per la metropoli. La loro ingenuità è sconcertante, ma la loro sorella e la giovane e bella fidanzata del nipote sistemeranno le cose.

Totò, Peppino e la ...malafemmina, 1956Il film è di una incontenibile escalation comica, una serie di situazioni creano un ininterrotto meccanismo di equivoci che attrae irresistibilmente lo spettatore, funzionando anche nella reiterazione della visione che in fondo costituisce la vera forza del cinema interpretato da Totò. Ma Totò, Peppino e la… malafemmina costituisce perfino un'eccezione all'interno di questo consolidato dispositivo che rinnova il piacere della visione pur nelle innumerevoli occasioni. Non si può dire la stessa cosa neppure per film considerati capolavori. Totò, Peppino, Mario Castellani, Vittoria Crispo, Camillo Mastrocinque ci obbligano a riscrivere la storia del cinema, la storia della percezione del cinema, con la semplicità dell'eterna commedia dell'arte e con l'ingenuità profonda di un cinema artigiano, povero nella sua composizione, scrittura e messa in scena, ma profondamente vero, ricco di un'efficacia senza pari.

Restano innumerevoli i ricordi di questo film, dalla nebbia di Milano mirabile esempio di nonsense quotidiano, alla citatissima sequenza della lettera diretta alla fidanzata del nipote, ripresa numerose volte come snodo di un'arte comica da grande accademia e se pure Troisi e Benigni ne hanno tirato fuori una citazione quanto mai precisa quanto a efficacia spettacolare, qualcosa vorrà pure dire, l'arrivo teatrale e iperrealista a Milano, la sequenza del vigile, tutta contenuta in un gioco di parole di travolgente divertimento e di rara abilità di scrittura così come quella con il maitre e le tante altre, in una girandola di invenzioni e di pirotecniche improvvisazioni.

Totò con questo e con gran parte dei suoi film ha lavorato molto sulla lingua, sulla deformazione linguistica non occasionale,Totò, Peppino e la ...malafemmina, il Duomo ma giocata sull'assonanza, sul rimando immediato del suo significato recondito. Tutto sembra frutto di una espressività popolare e popolaresca. Era il frutto delle sue invenzioni sul campo e Totò, Peppino e … la malafemmina ne è un esempio perfetto. Era una farsa, in fondo, ma è proprio la natura farsesca, primordiale (da Plauto in poi la farsa traduce naturalmente l'animo popolare) e istintiva, diventa una ennesima pasquinata, trasformandosi per l'appunto in un cinema fanciullesco e felice il cui celato e forse inconsapevole intento è quello di sfuggire ai meccanismi sociali della sopraffazione e alle costrizioni di una cultura estranea e fasulla per ritornare alle parole del compianto Grande.

Dentro questi segreti e queste alchimie dello spettacolo di un'arte popolare si muove l'umanesimo di Totò e della numerosa schiera delle sue spalle comiche e dei registi che lo hanno diretto, sapendo rimanere nell'ombra e lasciando inventare a lui il più bello spettacolo possibile. Non finiremo mai di ringraziarli, tutti ad uno ad uno… a prescindere… eziandio…siamo uomini di mondo …

 

Titolo:Id

Regia: Camillo Mastrocinque

Interpreti: Totò, Peppino De Filippo, Vittoria Crispo, Mario Castellani, Teddy Reno, Dorian Gray, Nino Manfredi

Origine: Italia, 1956

Durata: 105'