FILM IN TV – "Trappola in Alto Mare", di Andrew Davis

Seagal/Ryback è “un uomo del Rinascimento”, allo stesso istante sia Leonardo Da Vinci, che il suo Uomo Vitruviano – corpo umano al centro di coordinate geometriche che iniziano e finiscono nel cerchio disegnato dai movimenti dei propri arti, col rigore e la razionalità del pensatore/scienziato quattrocentesco: cuoco sopraffino, finissimo costruttore di ordigni esplosivi, geniale inventore di trappole infallibili, anche insospettabile ballerino. Giovedì 28/2 h 21.05 raitre

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RIFF AWARDS 2020
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Per Andrew Davis, uno dei grandi artefici del cinema action degli ultimi vent’anni (autore del miglior film di Chuck Norris in assoluto, Il codice del silenzio, nonché di Il fuggitivo, Reazione a Catena, Danni Collaterali, The Guardian), quel micidiale campione di aikido con il codino che egli stesso ha tenuto a battesimo cinematografico con  Nico nel 1988, e che risponde al nome ormai leggendario in ogni dvd store di Steven Seagal, è “un uomo del Rinascimento”. Esperto di cultura orientale oltre che di discipline di combattimento, è stato il primo occidentale a poter aprire una palestra di arti marziali a Tokyo, ha registrato due album da cantante (uno di musica zen e un altro – sorprendente! – di blues che lo vede anche impegnato alla slide guitar), ha diretto un pregevole pamphlet mistico-ambientalista in buona parte basato sulla formula di Under Siege (Sfida tra i ghiacci, con Michael Caine), e si vocifera sia un ex-agente della CIA esperto di tecniche di protezione ravvicinata di personalità politiche. Nel momento in cui si approcciano alla seconda avventura filmica insieme, e che finirà per costituire una vetta nelle cinematografie di entrambi, Davis e Seagal sembrano avere bene presenti le peculiarità di questo umanesimo multiforme (davvero tutto rinascimentale) che la figura imponente e minacciosa del personaggio-Seagal si porta addosso. Casey Ryback, il protagonista di Trappola in Alto Mare (e di un seguito con Eric Bogosian, Trappola sulle Montagne Rocciose, che seppure non al livello di questo primo exploit, mantiene comunque tutta l’efficacia della formula – “il duello tra Seagal ed Eric Bogosian merita di entrare nella videoteca ideale dei combattimenti cinematografici” (1)), è allora allo stesso istante sia Leonardo Da Vinci, che il suo Uomo Vitruviano – corpo umano al centro perfetto di un sistema di coordinate precisamente geometrico ed infallibile, che inizia e finisce nel cerchio disegnato dai movimenti dei propri arti – e dall’energia che sprigionano: è la terrificante tecnica di combattimento di Seagal/Ryback, fatta di movimenti bruschi, colpi brevi e veloci, combinazioni di mosse stilizzate ed essenziali eseguite con mortale rigore ed eleganza (“l’uomo del Rinascimento” che come un Brunelleschi si spinge a scoprire la prospettiva…). Casey Ryback riprende l’impeccabile invincibilità dei personaggi di Steven Seagal, e come quelli che gli sono preceduti si presenta subito come non-morto, corpo-limite tra un passato spesso misterioso ed un presente grigio di cui avere rivalsa nel finale: in Duro da Uccidere si risveglia da un coma lunghissimo decenni prima di Beatrix Kiddo, e cerca la sua vendetta; nel bellissimo Programmato per uccidere finisce a combattere in Giamaica contro potentissimi riti voodoo che continuano a far resuscitare il cattivone ogni volta che Steve crede d’averlo fatto fuori; Giustizia a tutti i costi imbastisce addirittura un dramma morale tra il poliziotto interpretato da Seagal e il boss di William Forsythe, amici per la pelle nella comune infanzia in un quartiere popolare della city. Ryback, quando si apre Trappola in Alto Mare, è un tostissimo reduce di guerra relegato al ruolo di cuoco a bordo della corazzata Missouri. L’arrivo di alcuni terroristi a cui fa gola l’arsenale nucleare dell’imbarcazione, capitanati dal folle Strannix interpretato con furia megalomane dallo stesso Tommy Lee Jones che oggi fa battere i cuori degli amanti del cinema classico, e coadiuvato dal grande Gary ‘The Masochist’ Busey, farà tornare in azione l’invincibile agente speciale. Contro il caos quasi punk con cui il team di dirottatori travestito da rock band che avrebbe dovuto allietare la ciurma, e che chiaramente rappresenta la disordinata schizofrenia della modernità (al termine di un “duello a lame snudate tra Ryback e Strannix [che] è un pezzo di alta scuola marziale oltre che di grande mestiere coreografico, […] uno dei frammenti meglio riusciti in questo campo negli ultimi anni”(2), Seagal frantuma con la testa di Lee Jones lo schermo di un pc con un gesto antitecnologico di matrice davvero quasi luddista), Ryback contrappone il rigore e la razionalità del pensatore/scienziato quattrocentesco: dopo averlo conosciuto come cuoco esperto e sopraffino, lo scopriamo finissimo costruttore di ordigni esplosivi, geniale inventore di macchine e trappole infallibili e tattiche d’attacco – nel finale, a vittoria ottenuta, abbozzerà pure qualche passo di danza, impeccabilmente eseguito. Al suo fianco, l’unica persona di cui si può fidare, la pin-up dalle prorompenti curve rinascimentali Erika Eleniak, venuta fuori da un’enorme torta di compleanno come una venere Botticelliana dall’ostrica nel 1483.

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Titolo originale: Under Siege

Regia: Andrew Davis

Interpreti: Steven Seagal, Tommy Lee Jones, Erika Eleniak, Gary Busey, Colm Meaney

Durata: 103’

Origine: USA, 1992

Giovedì 28 Febbraio, h 21:05, RaiTre

 

(1): Stefano Di Marino, Dragons Forever – Il cinema di azione e arti marziali, Alacran 2007

(2): idem