FILM IN TV – Troppo presto, troppo tardi, di Straub-Huillet

Straub-Huillet mostrano la correlazione tra geografia e politica, il paesaggio come viso di una nazione, in un film dove il viso umano, per una volta, non compare mai da vicino. Martedì 12, 1.00, Rai3

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Già dal titolo, Troppo presto, troppo tardi rivela la sua natura dittica, spezzata tra Francia ed Egitto, sospesa in un sentimento temporale che oscilla tra passato e futuro, nello strenuo tentativo di catturare la brezza del vento che può rappresentare invisibile l’impossibilità del presente.

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Il dodicesimo lavoro della coppia Straub-Huillet rimane uno dei loro film più rigorosi e impalpabili, più vicino a Fortini/Cani che non ai precedenti adattamenti di Schönberg, Hölderlin, Pavese, Brecht. Per la prima volta, la voce (la stessa Huillet nella prima parte, e Bahgat Elnadi nella seconda) che scandisce il testo (rispettivamente una lettera di Engels e Class Conflict in Egypt di Mahmoud Hussein) rimane del tutto fuori campo, divenendo definitivamente un elemento a se stante, la cui presenza non può perdersi tra le immagini ma che anzi ingaggia con esse una lotta necessaria. Nessuno dei due elementi vive in funzione dell’altro: parole e immagini hanno ciascuno i loro tempi, i loro vuoti, i loro silenzi. Mai come prima, forse, è qui evidente l’aprirsi di Straub-Huillet agli elementi naturali come la luce e l’aria, inseguiti dalla camera senza volontà di dominio, ma piuttosto nel desiderio di lasciarsi guidare alla scoperta di qualcosa di sconosciuto. Ma non si tratta della tensione panica che anima gli splendidi lavori ispirati a Pavese che torneranno in seguito, dopo l’esperienza di Dalla nube alla resistenza.

Troppo presto, troppo tardi, di Straub-HuilletL’ambiente è qui luogo per eccellenza del politico: Place de la Bastille, attorno a cui la camera compie (letteralmente) diverse rivoluzioni; le campagne francesi vuote, ma non inabitate, da cui partirono le lotte contadine nel 1789; poi quelle egiziane, divise tra grattacieli, fabbriche e campi arati, densamente popolate e ancora echeggianti la rivoluzione del 1952, evocata da frammenti di cinegiornale posti alla fine del film, uniche intrusioni in un film altrimenti composto unicamente dal paesaggio. Ma la Storia appartiene alla parola, alla voce che la enuncia, ciò che la camera cattura sono i colori e i suoni che mai troveranno spazio in essa. Troppo presto, troppo tardi mostra piuttosto la correlazione tra geografia e politica, il paesaggio come viso di una nazione, in un film dove il viso umano, per una volta, non compare mai da vicino. In un doppio movimento stilistico che guarda tanto ai Lumière quanto a Masao Adachi (colui che più anticipa in maniera organica questa ramificazione del cinema di Straub-Huillet con A.K.A. Serial Killer e Sekigun-PFLP), tempo, immagine, e suono, vengono stratificati senza mai essere uniti, per essere colti nella loro materialità immediata. Un’immagine in particolare sintetizza il volere dei cineasti: la lunga inquadratura fissa di dieci minuti ritraente operai egiziani all’uscita di una fabbrica. Non solo uno sguardo, ma una posizione (topografica, strategica, politica), un situarsi nello spazio e nel tempo, né troppo vicinotroppo lontano. Il risultato di un’attesa, un apprendistato dello sguardo per capire come guardare.

La stessa scena ritorna nel recente Kommunisten, in un gesto che sancisce l’attualità della posizione straubiana, mai come ora così necessaria. Nel parlare del film, il regista ha spesso citato le parole di Cézanne: “Guarda questa montagna, un tempo era fuoco”. È grazie a film come Troppo presto, troppo tardi se ciò che resta del fuoco arde ancora.

Titolo originale: Trop tôt, trop tard / Zu früh, zu spät / Too early, too late / Troppo presto, troppo tardi

Regia: Jean-Marie Straub, Danièle Huillet

Interpreti: Danièlle Huillet, Bahgat Elnadi

Durata: 100′

Origine: Francia, Egitto 1980-1981

Martedì 12 luglio, ore 01.30, Rai3

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