FILM IN TV: "Uccellacci e uccellini" di Pier Paolo Pasolini

Ninetto "A papà, a me sa che la vita nun è niente".
Totò: "E certo, la morte è tanto. Quando che uno è morto, tutto quello che doveva fare l'ha bell'e fatto".


Difficile immaginare nel cinema italiano di oggi un dialogo del genere. Impossibile immaginare un cinema che, provocatoriamente, rifletta sulla  crisi ideologica degli intellettuali, sul comunismo post-Ungheria '56, post -morte di Togliatti (i cui funerali rappresentano lo shock documentaristico all'interno di un impianto favolistico del film) e, forse, sul pre-sessantotto, quella ventata di ribellione dei figli della borghesia molto piena degli spunti pasoliniani, anche se poi nella memoria collettiva rimane solo l'invettiva del poeta-cineasta contro i rivoltosi di Valle Giulia. E, ancor di più, provate a pensare come questo intellettuale irrequieto e straordinario polemista, artista capace di spaziare tra poesia, letteratura e cinema (e politica!), per interpretare il suo film che forse segnò la frattura con l'intellighenzia culturale della sinistra italiana, chiamò nientemeno che Totò, cioè la maschera più popolare del nostro cinema, e a far "cantare" i titoli di testa a Domenico Modugno!).

Ad ormai quasi quarant'anni di distanza colpisce questo cinema così dentro il suo tempo e apparentemente anacronistico. Certo oggi discutere di marxismo e ideologia apparirebbe folle, e pensate poi fare interpretare la parte dell'intellettuale marxista a un Corvo, in un film che proprio della comunicazione con gli uccelli, di fatto, parla. Ma il cinema di Pasolini è intriso di passione politica e culturale, con la volontà di andare oltre gli steccati, le certezze ideologiche precostituite. Ed ecco allora inventarsi questo curioso road movie, molto, troppo parlato, dove persino gli uccelli parlano, con Totò e Ninetto dapprima impegnati in un lungo viaggio a piedi nelle periferie della capitale (quelle tanto care a Pasolini) e poi, dopo l'incontro con il Corvo, trasformati in due frati del 1200 che hanno ricevuto l'incarico di evangelizzare gli uccelli. Ma con Uccellacci e uccellini non solo Pasolini, per certi versi, abiura la sua posizione di intellettuale marxista, ma soprattutto sembra abbandonare la via di un cinema basato sul dialetto come asse linguistico portante, vero tormentone pasoliniano sulla mancanza di una vera e propria lingua "nazionale". E il film rappresenta un po' un epicentro del suo cinema, che poi, ormai fuori dalla rappresentazione delle borgate, opererà dall'interno dell'immaginario della borghesia in crisi per sgretolarne miti, ideologie, obiettivi. Con la creatività e rabbia di un intellettuale originalissimo che certo oggi non ha seguaci.

Due note: la voce del Corvo è di Francesco Leonetti e il film fece vincere a Totò un premio al Festival di Cannes.


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UCCELLACCI E UCCELLINI di Pier Paolo Pasolini
con Totò, Ninetto Davoli, Umberto Bevilacqua, Renato Capogna
Italia 1966 (88')
mercoledì 1° novembre ore 3:20 Rete 4.

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