FILM IN TV – Viaggio nella luna, di Georges Méliès

Viaggio nella luna del 1902 è considerato il capolavoro del padre del cinema di finzione (dunque del cinema tout court, stante la sua inalienabile ontologia di riproduzione, fotogenica o digitale che sia, della realtà in movimento) George Méliès, prestigiatore e magistrale artigiano della scenotecnica e dei trucchi di ripresa.

E la storia accademica, anche se convenzione, non si discute oltre. Oggetto di intramontabile fascino, resta piuttosto la sopravvivenza nell’industria d’autore cinematografica di certi archetipi di ispirazioni immaginifiche di genere (in questo caso l’avventura comico-fantastica, che Méliès traspone dalla letteratura di Jules Verne) pur nella loro rudimentalità. Così avviene che in una certa estetica scenografica de La fabbrica di cioccolato di Tim Burton, per esempio, si possa cadere in un déjà vu d’ambientazione, che rimanda all’VIII quadro, dei diciassette cui si compone Viaggio nella luna, relativo all’esplorazione del territorio lunare e all’incontro coi Seleniti. Ma più d’ogni altra cosa è il processo di sintesi iconica di immagine e immaginario, autocelebrazione di una evoluzione intera, a perpetrare l’incanto per “l’attrazione” cinematografica.

viaggio nella lunaNel 2011, Martin Scorsese firmava col suo Hugo Cabret, un esemplare omaggio alla settima arte, proprio attraverso la figura romanzata dell’anziano Méliès negli anni ’20.

La panoramica introduttiva, in un frenetico zoom conduce dritti all’occhio del piccolo Hugo, nascosto nel grande orologio della stazione della Parigi innevata, come dietro una cabina di proiezione, fonte della porzione-visione spaziotemporale; l’occhio dietro l’orologio, che si rimanda riflesso nell’occhio dell’anziano Méliès, quando gli impercettibili fiocchi di neve sono quasi pulviscolo di fascio luminoso, manipolazione della vista, apparizione fantasmale come lo stesso Méliès-personaggio afferma dinanzi al taccuino – flick book.

Il cinema nasce nel pensiero, che fagocita quadri di immaginario, pilastri di memoria, che paradossalmente riavvolge se stessa, ecco perché l’ennesima visione di un film, anche del cinema delle origini, impressiona ogni volta come fosse la prima. Ecco perché gli albori del cinema di finzione, fantasmagoria per antonomasia, possono ancora darsi con lo stesso effetto ipnotico dei tempi di Méliès, quando il congegno non era ancora neppure al servizio di una narrazione definita.

Lungi dall’essere linguaggio, Viaggio nella luna è, nei limiti delle possibilità dell’epoca, mera successione di spettacolarità, che ancora ci sovrasta. “Il segreto è nel meccanismo” sognante e il mago, tra scienza e arte, lo sa bene.

Titolo originale: Le voyage dans la lune

Regia: Georges Méliès

Interpreti: Georges Méliès, Bleuette Bernon, Victor André, Farjaut

Durata: 15′

Origine: Francia 1902

Domenica 31 gennaio, ore 4.30, Rai 3