Voglia di tenerezza, di James L. Brooks

Voglia di tenerezza

L’epopea dell’individuo alla metà degli anni ‘80 si trasforma in epopea familiare, dominata dai personaggi femminili sulla scia di una evidente sfumatura generazionale. Brooks abilmente si destreggia tra i generi, in un confluire di comico, drammatico e melò: come se il film avesse la stessa età della MacLaine, lo stesso ghigno attraente e maturo. Sabato 21 giugno, ore 17.05, su Rai Movie

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L’epopea dell’individuo alla metà degli anni ‘80 si trasforma in epopea familiare, dominata dai personaggi femminili sulla scia di una evidente sfumatura generazionale. La frontiera è stata conquistata, l’unico punto cardinale da raggiungere è il nord, i nemici sono solo quelli interni: i sentimenti, gli affetti e le cellule malate. Non sono solo la mamma e la figlia protagoniste di Voglia di tenerezza a essere a confronto ma sono le attrici: la splendida Shirley MacLaine (grande volto di commedie, tra cui Qualcuno verrà, L’appartamento, Irma la dolce) e la ribelle Debra Winger (già protagonista di Ufficiale e gentiluomo), una generazione di vita e di cinema di differenza, incontro e scontro sul set emblema dell’arte della recitazione e quindi della finzione.

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Mamma Aurora rimane vedova quando la sua bambina, Emma, è ancora molto piccola. Un po’ per questo, un po’ per un naturale istinto di possesso, le due donne sono molto legate. Così quando la ragazza ormai grande decide di sposarsi, Aurora boicotta il matrimonio, ma in realtà è solo un gioco: non smetterà mai per un solo istante di pensare e contattare sua figlia che intanto si sposta verso nord col marito e con i tre figli. La precaria quiete si sfalda completamente quando Emma scoprirà di essere malata di cancro.

Voglia di tenerezzaJames L. Brooks, prima di girare Qualcosa è cambiato e di diventare produttore de I Simpson, realizza un film imponente, maestoso nel suo scorrere nel tempo e nei luoghi di un America che cresce insieme alle due protagoniste. E’ uno sfilare di quadri, dai tratti ottocenteschi, che riflettono gli anni che passano via in modo fulmineo, il tempo di un sonno o di un passo.

Tratto dal romanzo omonimo di Larry McMurtry, Voglia di tenerezza si è aggiudicato ben 5 Oscar (film, regia, attrice, attore non protagonista, sceneggiatura), e nonostante un certo senso di lontananza e di distacco che oggi può generare – anche per un certo sentimentalismo che, se è inappropriato definire eccessivo, risulta quanto meno eccessivamente distante e d’altri tempi – resta un film che ha segnato l’immaginario, in quanto compimento definitivo di un certo tipo di genere, di anni e di direzione degli attori – il Jack Nicholson di oggi è molto vicino al personaggio del film (Qualcosa è cambiato, Terapia d’urto, Tutto può succedere, Non è mai troppo tardi, Come lo sai). Brooks abilmente si destreggia tra i generi, in un confluire di comico, drammatico e melò, come se il film avesse la stessa età della MacLaine, lo stesso ghigno attraente e maturo, rigido ma pronto a distendersi al cospetto di un uomo ancora giovanile e attraente. E’ anche un trionfo del dettaglio e di tutte le componenti cinematografiche, dalla scenografia, ai costumi, al trucco, alla colona sonora molto furba, che in alcune scene si muove esattamente insieme agli attori, al ritmo dei movimenti della non più giovane coppia.

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