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Finché morte non ci separi 2, di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett

Vittima e complice delle regole del sequel: amplia la mitologia ma ne replica troppi capisaldi, folleggia in alcuni tratti per rientrare, infine, nel canone mainstream. Un po’ sprecato

Dopo essere sopravvissuta all’infernale Nascondino della famiglia Le Domas e del suo novello sposo Alex, Grace (Samara Weaving) viene ricoverata in ospedale. Al suo capezzale accorre a sorpresa la sorella minore Faith (Kathryn Newton); in questo modo, anche se le due ragazze non si vedevano da sette anni, il momento drammatico le unisce forzatamente. Le conseguenze del matrimonio fallito di Grace sono però ancora più gravi della folle nottata di sangue che ha appena passato: la giovane donna scopre infatti che lo sterminio di cui si è resa protagonista ha attivato un meccanismo infernale che le impone di lottare per rivendicare il Posto D’Onore del Consiglio che controlla il mondo. Adesso ben quattro famiglie rivali le dovranno dare la caccia e, come ulteriore difficoltà, Grace dovrà fuggire dai sadici esponenti di queste casate legata con le manette proprio alla sorella appena ritrovata. E, come paradosso che nemmeno il mefistofelico Le Bail avrebbe saputo orchestrare, i conti finali saranno fatti proprio durante un’altra cerimonia nuziale…

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Too Much Grace ma anche Too Much Faith, troppa grazia e troppa fede in questo sequel a rotta di collo di Finché morti non ci separi. Si può partire proprio dal gioco linguistico con i nomi delle due protagoniste del film, irrise dallo stesso Titus – perché, certo, lui che si porta dietro il portato del personaggio shakespeariano… quanta sterpaglia inutile in questo fuoco nominativo – per l’evidente sostrato “cattolico di questi irlandesi del cazzo”, per smontare l’ambizioso giocattolo che i due registi danno al pubblico in questo rutilante giro di giostra.

Allargando la mitologia minimale del plot del primo episodio in un’operazione che Hollywood, dopo la fortuna di John Wick, ormai ricicla ampiamente per qualunque high-concept, Finché morte non ci separi 2 mostra la sua natura di prodotto industriale: ripetizione degli elementi iconici (la sposa che con una motivazione risibile indossa lo stesso vestito lordato di sangue; la replica del Nascondino con armi d’epoca e di guerra; l’esplosione splatter dei corpi di chi non rispetta le regole) e ipercontrollata presentazione delle novità (nuove famiglie, contestualizzazione satanista accentuata, arco narrativo doppio che si scioglie nell’unico pacificato finale).

Se le dinamiche di genere sono quindi sostanzialmente dimenticabili – che peccato che anche la violenza si fermi sempre un frame prima della realizzazione: Abigail era più libero in questo senso – a restare impresso nelle polaroid dei discorsi sull’attualità è lo sciacquamento dei panni retorici in un sequel ancor più dichiaratamente di consumo. In Finché morte non ci separi 2 sono infatti ben due le scream-queen femministe ad agire contro la violenza del patriarcato che il villain Titus renderà evidente con il pestaggio – questo sì davvero spaventevole – di Faith, colpevole di frapporsi alla sua sete di dominio frenata dalle tante donne. Ecco che la liberazione dall’anello da parte di Grace quando può finalmente uccidere il parente acquisito senza incorrere in grandguignolesche sanzioni è accompagnata dal plateale urlo di sorellanza di Faith e, si presume, di tutti gli spettatori resi un po’ più consapevoli da questa esasperazione dello stato attuale delle cose. È questo il passo più riuscito di una scrittura che ha l’intuizione di farsi attraversare dalle tensioni del presente piegando un film altrimenti dimenticabile in un horror che diventa elevated proprio perché non ha la pretesa di metaforizzare alcunché ma spiega chiaramente, grazie all’ausilio di ettolitri di sangue e frattaglie, come va questo mondo: è solo un caso che il luciferino Le Bail, il suo leguleio interprete e il suo erede designato siano uomini???

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Titolo originale: Ready or Not 2: Here I Come
Regia: Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett
Interpreti: Samara Weaving, Kathryn Newton, Sarah Michelle Gellar, Shawn Hatosy, Nestor Carbonell, David Cronenberg, Elijah Wood, Kevin Durand, Dave Rose, Dan Beirne, Olivia Cheng, Antony Hall
Distribuzione: The Walt Disney Company Italia
Durata: 114′
Origine: USA, 2026

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
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