Fire Squad – Incubo di fuoco, di Joseph Kosinski

Il fuoco è una creatura vivente. Respira, mangia e odia. L’unico modo per sconfiggerlo è pensare come lui” così il detective del fuoco Robert De Niro ammoniva il suo giovane assistente William Baldwin nel sottovalutato Fuoco Assassino di Ron Howard. Il fuoco è il peccato di Prometeo, l’inganno di Platone, la mano armata della Chiesa. Il fuoco è una bestia che divora e distrugge insaziabile, è un Dio che dà con equità vita e morte, è la più terribile creatura (sopran)naturale da sfidare continuamente, mettendo in gioco se stessi fino all’estremo. Lo sapevano bene i 19 fireman della Granite Mountain Hot Shots Crew, il corpo di pompieri  dell’Arizona caduto nell’incendio di Yarnell Hill il 28 giugno del 2013. Fire Squad – Incubo di fuoco racconta il loro sacrificio, inserendo la loro parabola eroica all’interno di un racconto di normalità che, proprio nel suo scontato sguardo sulla quotidianità di questi working class hero,trova il suo epos.

L’affermazione di questa New American Epic,  una nuova tradizione cinematografica che trova nella spettacolarizzazione del normale proprio la migliore esaltazione del Made in U.S.A, ha visto la fortuna di diversi autori e cineasti (la collaborazione Wahlberg-Berg, il Michael Bay di 13 Hours, l’ultimo Eastwood di Sully e Ore 15:17 – Attacco al treno). L’attenzione verso il lato famigliare e “indifeso” dei nostri eroi della porta accanto (soldati, poliziotti di quartiere, pompieri, infermieri etc) rientra in un coerente progetto di “propaganda” dove, dopo la morte dei super-eroi con l’11/9, il coraggio e l’eroismo sono democratizzati, quasi burocratizzati: i nostri nuovi eroi americani fanno solo al meglio il proprio lavoro. Joseph Kosinski, uscito dalla sua comfort zone fantascientifica, si ritrova per le mani un soggetto perfetto, e ci regala l’ultimo ritratto di questo gruppo di eroi proletari, un po’ cowboy (le praterie e i boschi dell’Arizona sono richiami evidenti al canone), un po’ soldati (la fratellanza del gruppo, la “guerra” che non finisce mai). Circondandosi dai volti giusti di non professionisti e attori ideali (Josh Brolin e Jeff Bridges, due magnifici uomini della prateria), Kosinski approccia la tragica vicenda con umanità, instaurando un legame empatico immediato con i suoi personaggi.

Fire Squad, infatti, si appropria dei trucchi della narrazione seriale, arrivando quasi a condensare l’intero sviluppo di una serie da una decina di episodi in quasi due ore e mezzo di film. Il ritmo cadenzato degli avvenimenti, le ellissi e i salti temporali che ci proiettano dentro l’evoluzione di percorsi umani e di rapporti, le varie storyline che procedono precise davanti ai nostri occhi ci immergono in una dimensione solidale, facendoci subito affezionare alla storia d’amore tra Eric e Amanda, alla redenzione del giovane Brendan o ai guai del buffo Chris. Uomini prima che eroi, pompieri prima che martiri. Un’opera che, soprattutto nel suo anti-climax finale, diventa prima il ricordo sincero al sacrificio dei caduti, poi l’omaggio più sentito ad un mestiere.

 

Titolo originale: Only the Brave

Regia: Joseph Kosinski

Interpreti: Josh Brolin, Alex Russell, Miles Teller, Jeff Bridges, James Badge Dale, Jennifer Connelly, Taylor Kitsch, Andie MacDowell, Ben Hardy, Geoff Stults

Distribuzione: 01 Distribution

Durata: 134′

Origine: USA 2017