First Strike. Jackie Chan, l’Oscar, la leggendaria ladder scene

Lunedì Hollywood ha celebrato Jackie Chan con un Oscar alla carriera: recuperiamo la celebre coreografia con la scala a pioli dal quarto episodio della serie Police Story di Stanley Tong, 1997

La ladder scene è una delle sequenze più leggendarie della parte di carriera da divo universale di Jackie Chan, quando i film non sono più assemblati unicamente per il già sterminato pubblico in patria ma si trasformano in veicoli per le platee mondiali. Spuntano le location in giro per l’Occidente, un décor internazionale nei riferimenti, i doppiaggi in lingua inglese diventano imprescindibili. Il frammento fa parte del quarto episodio della serie Police Story, tenuta a battesimo dallo stesso Jackie dietro la mdp con un memorabile prototipo dieci anni prima. Nel 1997, la sequenza fa vincere al regista di questo First Strike, Stanley Tong, la statuetta di Best Action Coreography agli Hong Kong Awards (dov’era nominato anche come Miglior Film, Miglior Attore, Miglior Montaggio).
In questi 4 minuti, ambientati in una sala commemorativa in cui sono in corso i preparativi per una veglia funebre, c’è tutto quello che rende Jackie Chan il più grande attore mai comparso in assoluto sulle scene del pianeta: l’atleticità al di fuori dalle capacità umane, l’inventiva esplosiva sull’utilizzo del set, degli oggetti di scena, delle potenzialità della cornice, e la velocità impressionante che tira l’abituale link con le commedie del cinema muto e l’orizzonte da fabbrica scoperchiata tipico delle vertigini “di genere” (la salopette operaista di Jackie, il setting dietro le quinte, da backstage mandato a gambe all’aria, istituzionalità puntualmente sabotata).

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A giustificare l’Oscar alla Carriera che la star, primo interprete cinese premiato dall’Academy, ha ritirato lo scorso 14 novembre a Los Angeles davanti alla commozione e al rispetto di tutta Hollywood, basterebbe però l’istante in cui Jackie Chan fa una smorfia di dolore perché le dita di entrambe le mani gli sono rimaste incastrate per un attimo nella scala a pioli che sta facendo volteggiare come arma, e che si è violentemente chiusa su se stessa (gag che il performer ripete anche in chiusura della coreografia): in quel gesto è contenuto un ribaltamento talmente inarrivabile di ogni confine tra verosimiglianza e svelamento, racconto e astrazione dal pretesto narrativo (il personaggio di ogni film di Jackie Chan è sempre Jackie Chan), che con alta probabilità in quelle dita arrossate dal colpo c’è l’anima più incontaminata del cinema stesso, il cuore purissimo di ogni intenzione cinematografica mai filmata dai Lumière al futuro. Nel tocco di Jackie Chan vortica ogni volta tutto il cinema del mondo. Ci torneremo su.

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