#FiuggiFF2016 – I film in gara: Parte I

Breaking Chains – Verità che liberano è il tema dell’edizione 2016 del Fiuggi Film Festival, che mette al centro dell’obiettivo l’essere umano e le scelte che costantemente si trova ad affrontare per spezzare le catene e vivere secondo la propria verità, in un mondo che imprigiona in una serie infinita di gabbie sociali, culturali e religiose. Non importa in quale età della vita o in quale parte del mondo ci si trovi, per sopravvivere è necessario spezzare le catene, e rischiare tutto, anche la vita stessa, per trovare la libertà. Questo è quello che sono chiamati a fare i protagonisti del primo film in concorso, Cloudy Sunday di Manousos Manousakis, un cristiano e un’ebrea che sfidano le convenzioni sociali per vivere il loro amore sotto i colpi dell’invasione nazista di Tessalonica del 1942. La comunità ebraica è ridotta a brandelli, sommersa da un’ondata di violenza senza precedenti, ma Manousakis mette la disumanità in secondo piano rispetto all’umanità degli innamorati e affida ai sentimenti il compito di rendere la vita più lieve, diluendo il sangue nella poesia. Il dolore è assordante, ma la musica gli fa da contrappunto in ogni scena, traducendo in versi il dramma dell’antisemitismo, dell’amore contrastato, e della libertà soffocata.
a5444cc465L’amore è anche il leit motiv di Keeper, il primo film del regista belga Guillaume Senez, che esplora l’adolescenza in relazione all’adultità, nel momento in cui una coppia di quindicenni si trova ad affrontare una gravidanza inaspettata. La leggerezza dell’età si scontra con il peso della responsabilità di un’altra vita, tra il desiderio incosciente dei ragazzi e la loro incapacità di essere genitori. Utilizzando un linguaggio familiare ai più giovani Senez, concentra le emozioni nel realismo dei piccoli gesti d’affetto che si scambiano i ragazzi, nell’amore sussurrato e negli abbracci infiniti, riuscendo a commuovere senza mai risultare sdolcinato.the_weather_inside_keyvisual Il dualismo tra ciò che si è e ciò che si desidera essere, è anche il tema di The Weather Inside di Isabelle Stever, che segue un’inviata del commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati nelle sue giornate divise tra gli impegni di rappresentanza e le pigre notti negli hotel di lusso, dove lascia cadere la sua maschera pubblica per far posto a una donna lasciva, schiava delle droghe e dell’alcol. Qui la Stever spia dal buco della serratura un mondo sconosciuto, in cui l’apparenza e la verità sono agli antipodi come il giorno e la notte, e convivono in un’unica personalità, incapace di spezzare le catene che la imprigionano in un’immagine pubblica che non le corrisponde, e decisamente troppo pesante da portare addosso.bad4eb_e91cf5d2cfa04d5f8ea836215d79101c.2

Lo stesso male di vivere pesa sulla coscienza del protagonista di I Was There di Jorge Valdés-Iga, un vigile del fuoco sopravvissuto all’attentato alle Torri Gemelli dell’11 settembre 2001, diventato un eroe nazionale per aver prestato soccorso ai feriti,  ma consumato da una terribile verità, che lo ha allontanato dal mondo costandogli sia la famiglia che la dignità. L’accettazione della propria fragilità è l’atto di coraggio più importante che Gus viene chiamato a fare di fronte ai suoi cari e a tutti i sopravvissuti della tragedia ma, come hanno dimostrato tutte le storie che hanno animato questa edizione del festival, l’unica strada da seguire per diventare gli eroi della propria storia è svelare la propria umanità, senza mai aver paura di mostrare chi si è davvero.