Five Nights at Freddy’s 2, di Emma Tammi
Il sequel del film del 2023 deve tutto all’immaginario ormai saturo del revival eighties, incapace per il resto di trovare una propria dimensione anche in chiave orrorifica.
A pochi giorni dai primi episodi dell’ultima stagione di Stranger Things, arriva in sala Five Nights at Freddy’s 2, ennesima opera che entra a far parte di quel filone revival anni ‘80 che ha nella serie Netflix il proprio capostipite e che è stato al centro dell’ultimo decennio. Il film, sequel del lungometraggio del 2023 (entrambi diretti da Emma Tammi) che alla sua uscita era diventato un po’ a sorpresa l’adattamento videoludico con i maggiori incassi della storia – superando allora Super Mario Bros. Il film e venendo poi a sua volta superato da Un film Minecraft – pecca proprio di originalità, risultando un’accozzaglia di elementi provenienti da un immaginario che, al netto degli aficionados figli degli eighties, è ormai piuttosto saturo.
Si potrebbe obiettare che Five Nights at Freddy’s 2 è in realtà ambientato nei primi anni 2000, ma evidentemente ciò non basta. La vicenda infatti gira attorno alla pizzeria Freddy Fazbear, chiusa nel 1982 in seguito all’omicidio (poi insabbiato) di una ragazzina avvenuto lì dentro, con l’ambiente che si è conservato intatto. L’anima della vittima, carica di rabbia e rancore, vorrebbe uscire dal luogo e dalla marionetta in cui è rimasta intrappolata e, per farlo, vent’anni dopo approfitterà della piccola Abby (Piper Rubio), che insieme al fratello Mike (Josh Hutcherson), non sembra aver superato i traumi legati al precedente capitolo della saga.
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Come detto, nonostante l’ambientazione successiva, il mondo in cui il film ha luogo è di fatto congelato, bloccato in quel 1982 che ha segnato profondamente la collettività. Per quanto la cittadina in cui è ambientato non sia mai identificata, siamo apparentemente in un tipico sobborgo del midwest americano. Qui un’adolescente deve fare i conti con dei robot (incarnazione del più canonico mostro), senza essere creduta dagli adulti che la circondano, andando in giro con una bicicletta. Proprio come il già citato Stranger Things, o i due IT di Andy Muschietti, o ancora, in una piccola variazione sullo stesso tema, i nuovi Ghostbusters. Sono tutti figli dei cosiddetti kids on bikes, filone cinematografico proprio degli anni ‘80 (E.T., I Goonies, Stand by Me, ecc.). Five Nights at Freddys 2 però non va oltre queste derivazioni, impreciso fino al midollo, incapace di prendere una direzione propria: è un horror per bambini, in cui si punta chiaramente a spaventare, ma lasciando che quasi tutto ciò che è pensato per farlo avvenga fuori campo. Si insiste ad esempio sulla volontà dei robot di schiacciare le teste degli adulti, eppure le diverse volte che ciò avviene (o sta per avvenire) non vengono mostrate. C’è poi un’incredibile confusione tra ciò che, a livello diegetico, dovrebbe essere reale e cosa soprannaturale. Non è una questione da poco per un horror, perché non è mai chiara la natura del mostro, ciò che è in grado di fare e ciò che al contrario i protagonisti dovrebbero inventarsi per sconfiggerlo. Il risultato di tutto ciò è l’impossibilità di catturare lo spettatore, di farlo stare ad un gioco le cui regole sono incomprensibili, gli elementi di soddisfazione “visivi” disinnescati e l’immaginario a cui attinge ormai svuotato del suo effettivo valore.
Titolo originale: id.
Regia: Emma Tammi
Interpreti: Josh Hutcherson, Elizabeth Lail, Piper Rubio, Matthew Lillard, Theodus Crane, Freddy Carter, Mckenna Grace, Wayne Knight
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 104′
Origine: USA, 2025























