Flic Story, di Jacques Deray

Prodotto da Alain Delon e tratto dal romanzo autobiografico di Roger Borniche, il film rinnova il sodalizio artistico tra l’attore e Deray. Essenziale ma un po’ freddo. Stanotte, ore 1.10, Rai Movie

È il 1947. Al cinema danno Il diavolo in corpo di Claude Autant-Lara che la compagna del protagonista vorrebbe andare a vedere insieme a lui. Ma proprio in quell’anno la normale routine dell’ispettore della polizia francese Roger Borniche cambia all’improvviso quando dal carcere evade il pericoloso criminale Emile Buisson che, una volta fuori, continua a rubare e uccidere. Il suo superiore lo incarica di catturarlo ad ogni costo. Ma l’operazione è complessa e si complica ulteriormente quando l’oste che passa le notizie a Berniche viene fatto fuori.

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Tratto dall’omonimo romanzo autobiografico dell’ispettore della Sûreté Roger Borniche e prodotto dal protagonista Alain Delon, Flic Story segna consolida il sodalizio tra l’attore e il regista Jacques Deray, all’epoca alla quinta collaborazione dopo La piscina (1969), i due Borsalino (1970 e 1974) e L’uomo di Saint-Michel (1971). Il film si sofferma all’inizio e alla fine sul racconto in prima persona: la voce-off dell’ispettore mentre sta camminando e vengono inquadrati i suoi piedi, lo sguardo in macchina nel finale. Il suo punto di vista soggettivo si alterna con l’azione. E più che i tormenti del protagonisti o il complicato rapporto con la sua squadra, Flic Story dà il meglio nel rapporto tra ispettore e criminale, quest’ultimo caratterizzato dai silenzi e lo sguardo spietato di Jean-Louis Trintignant che era già stato diretto dal regista in Funerale a Los Angeles (1972). Questo elemento però diventa esplosivo solo nella parte finale, in tutta la sequenza della cattura i trattoria e nella confessione prima della condanna a morte dove emerge il rispetto tra i due protagonisti.

Per il resto Flic Story è attento ai dettagli realistici della ricostruzione d’epoca, si movimenta in qualche scena d’azione come l’inseguimento sul tetto, ma appare minore rispetto ad altri polar realizzati da Deray. È un film che uccide a ‘sangue freddo’, come l’omicidio di Buisson all’uomo con la fisarmonica. La rabbia e la crudeltà vengono amplificati. Non ci sono le nebbie di Jean-Pierre Melville e neanche la malinconia di José Giovanni. Flic Story è gelido ed essenziale, proprio come il suo killer. Il gesto è improvviso, secco e poi scompare: la rapina al ristorante, lo schiaffo del criminale alla ragazza. Deray bada al sodo e cerca di catturare gli elementi essenziali dell’azione. In questa precisa traiettoria, si perde alcuni personaggi secondari come Claudine Auger e Renato Salvatori. Il mestiere c’è tutto e si vede. L’anima del polar invece c’è a intermittenza.

 

Titolo originale: id.
Regia: Jacques Deray
Interpreti: Alain Delon, Jean-Louis Trintignant, Renato Salvatori, Claudine Auger, Adolfo Lastretti
Durata: 110′
Origine: Francia/Italia, 1975
Genere: poliziesco

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2 (1 voto)
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