For Sama, di Waad al-Kateab e Edward Watts

Waad al-Kateab è una giovane siriana che si trasferisce ad Aleppo per studiare giornalismo. Incontra presto Hamza, studente in medicina. Nel frattempo scoppiano le prime proteste del conflitto civile. Siamo nel 2011 e fino al 2016 Waad riprende con una videocamera tutto quello che le succede intorno. La ragazza segue le vicende della città e dei suoi abitanti, testimonia il crescendo della guerra. Immagini tristemente note che spesso ci raggiungono smorzate, sbiadite dalle onde fredde del televisore. In quegli anni Waad e Hamza si innamorano e si sposano; nasce Sama che vive i suoi primi anni di vita col sottofondo costante dei bombardamenti.

A una delle prime manifestazioni un amico di Waad durante una fuga le urla: “Usa i tuoi occhi, non riprendere”. Ma Waad continua imperterrita e continuerà senza sosta per tutti i giorni a venire, trasformando la videocamera nei suoi occhi effettivi e di conseguenza nei nostri, chiamati costantemente a partecipare. Riprende i momenti di vita quotidiana, vissuta e goduta con gli amici, con Hamza. Riprende la vita dentro l’ospedale che hanno costruito insieme, come rifugio per molti. Usa i tuoi occhi le grida l’amico. Certo è che a differenza dell’occhio la videocamera ri-prende e quindi acciuffa e non lascia sfuggir via. Waad al-Kateab è ossessiva nel riprendere, insiste fino a farci spazientire di fronte a tutto quel dolore esibito, nudo.

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Le immagini della guerra scorrono rapide, fotogramma dopo fotogramma. Non sono immagini nuove per noi, le vediamo spesso passivamente e controvoglia; abbiamo imparato a immagazzinarle automaticamente e a metterle velocemente da parte. Infatti durante la visione di For Sama, ci sono momenti in cui proviamo astio per questa donna che persevera sul dolore, rincorrendo madri che piangono la morte improvvisa di un figlio o soffermandosi su bambini ricoperti di polvere, paralizzati di fronte alla morte di un amico. Perché questa insistenza? È proprio sull’ostinazione a riprendere di Waad al-Kateab che bisogna concentrarsi, su quella che sembra a tratti una morbosità non necessaria, ricattatoria. Ma è l’insistenza stessa il gesto di lotta della giornalista siriana, che non lavora tanto sul concetto di testimonianza quanto sulla responsabilità dell’atto del guardare. Assumerci la responsabilità, non della guerra in sé ma del guardare al conflitto in modo attivo e non passivo. Per questo Waad al-Kateab non ci dà tregua e insiste e insiste.

La videocamera è mezzo per testimoniare ma non solo. Queste immagini per Sama e per noi non sono semplicemente un contenuto registrato e impacchettato per i posteri ma qualcosa di urgente ora e pieno di vita. Proprio in questi giorni nel discorso al Parlamento Europeo, la senatrice Liliana Segre ha posto l’attenzione su quanto l’uomo lotti per la sopravvivenza, su quanto la vita combatta la morte fino all’ultimo. C’è un preciso momento in For Sama in cui il confine fra morte e vita e il sopraggiungere improvviso  di quest’ultima si manifesta con estrema potenza, disvelandosi all’improvviso attraverso due piccole fessure che si schiudono e puntano dritto in camera. Un momento respingente e agghiacciante ma che urla la sua esigenza di esser visto da tutti e compreso.

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Usa i tuoi occhi. Queste parole sanciscono un patto con gli spettatori, sigillato attraverso il mezzo videocamera. Il nostro guardare assume una diversa consistenza e non serve nulla di più, tanto che la colonna sonora risulta superflua e non necessaria, perché sottolinea un dramma lampante e tragicamente esposto. E in quelfordel titolo originale si racchiude al contempo l’idea di un racconto intimo e familiare e il senso ampio di una lotta, di una resistenza combattiva sempre necessaria.

Titolo originale: id.

Regia: Waad al-Kateab, Edward Watts

Interpreti: Waad al-Kateab, Sama al-Khateab, Hamza al-Khateab

Distribuzione: Wanted

Durata: 100′

Origine: Regno Unito, 2019

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
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